Audrey Hepburn appare in 3 liste. La sua migliore posizione è #3 nella classifica "Attori che hanno reinventato la loro identità per il cinema" . La sua posizione media nelle classifiche è 4 . Ha ricevuto 101 voti positivi e 27 voti negativi, per un totale di 128 voti . Tra i Attori occupa la posizione n. 47 su 345 schede presenti . Invece tra i Personaggi dello spettacolo occupa la posizione n. 94 su 1130 schede presenti .
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È al n.7 nella classifica «Le 50+ attrici americane e icone di Hollywood più famose»
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Perché piace ai fan
Audrey Hepburn piace perché è uno di quei rari casi in cui l'immagine pubblica e la persona reale sembrano coincidere. Gli ultimi anni della sua vita passati a girare il mondo per l'UNICEF — visitando i bambini malnutriti in Etiopia, Sudan, Bangladesh, Somalia, Guatemala — non erano un gesto di immagine: erano la risposta di una donna che aveva conosciuto la fame in prima persona a bambini che la stavano vivendo. Il suo impegno umanitario era motivato da un ricordo fisico, non da un calcolo di PR.
C'è anche il mistero della sua bellezza: non era convenzionale secondo i canoni del cinema classico di Hollywood (non era la bionda prosperosa di Monroe né la bellezza classica di Liz Taylor), eppure è diventata l'icona estetica che ha resistito di più. Questo perché la sua eleganza era fatta di proporzioni, di movimento, di come occupava lo spazio — qualità che non invecchiano come invecchiano i canoni della bellezza fisica.
Biografia di Audrey Hepburn
Audrey nacque a Bruxelles da Ella van Heemstra (baronessa olandese) e Joseph Victor Anthony Hepburn-Ruston (banchiere britannico simpatizzante fascista che abbandonò la famiglia nel 1935). Trascorse l'infanzia tra Inghilterra e Belgio prima che la guerra la portasse ad Arnhem, nei Paesi Bassi, dove visse l'intera occupazione nazista. Il periodo olandese della guerra — dal 1940 al 1945 — fu traumatico: la famiglia era soggetta a razionamenti severi, il fratello fu deportato al lavoro forzato, e Audrey soffrì di malnutrizione che lasciò conseguenze durature sulla sua salute. Il suono degli aerei alleati che bombardavano la città è rimasto nella sua memoria come il suono della liberazione.
Dopo la guerra studiò balletto a Londra — la sua prima ambizione era diventare ballerina prima classe, ostacolata dall'altezza (1,70 m) e dalla salute compromessa. Lavorò come modella e chorus girl mentre cercava ruoli teatrali. L'incontro con la scrittrice Colette nel 1951 — che la volle nel ruolo di Gigi nell'adattamento teatrale di Broadway — segnò la svolta: il Tony Award e l'attenzione di William Wyler, che la scelse per Vacanze romane (1953) cambiando la storia del cinema.
La carriera di Audrey Hepburn
La carriera di Audrey Hepburn si concentra in circa vent'anni di film iconici (1953-1967), seguiti da una pausa volontaria per la famiglia e da un ritorno finale come ambasciatrice UNICEF (1988-1993). I film fondamentali: Vacanze romane (William Wyler, 1953, Oscar), dove interpreta la principessa Ana che scappa dalla routine reale per un giorno di libertà a Roma con il giornalista Gregory Peck — uno dei film più amati della storia del cinema romantico. Sabrina (Billy Wilder, 1954), la prima collaborazione con Givenchy per i costumi, che ridefinì l'eleganza cinematografica.
Guerra e Pace (King Vidor, 1956), Arianna (Billy Wilder, 1957), Colazione da Tiffany (Blake Edwards, 1961) — dove interpreta Holly Golightly in uno dei ruoli più iconici della storia del cinema, con il tubino nero Givenchy e la sigaretta nel cannello diventati immagine definitiva dell'eleganza moderna. Cenerentola a Parigi (Stanley Donen, 1957) con Fred Astaire. Come rubare un milione di dollari (William Wyler, 1966). Si ritirò progressivamente dalla recitazione dopo il divorzio dal primo marito Mel Ferrer (1968) per dedicarsi ai figli.
Film e serie TV di Audrey Hepburn
I film di Audrey Hepburn hanno definito un'intera estetica cinematografica. Vacanze romane (1953) è considerato il film romantico perfetto: la chimica tra lei e Gregory Peck è così naturale che molti spettatori credono che fossero davvero innamorati (non lo erano). Il film trasformò Roma in una destinazione turistica mondiale e contribuì alla rinascita del turismo italiano nel dopoguerra. Colazione da Tiffany (1961) è il film che ha fissato per sempre l'immagine di Audrey come icona di stile: il tubino nero Givenchy di Holly Golightly è il costume cinematografico più famoso del XX secolo.
My Fair Lady (George Cukor, 1964) fu la sua prova più ambiziosa: il ruolo di Eliza Doolittle (che era stato di Julie Andrews a Broadway) le valse critiche per la scelta di far doppiare la voce da Marni Nixon per le parti cantate, una controversia che oscurò un'interpretazione drammatica eccellente. Negli ultimi anni della vita girò la miniserie Gardens of the World with Audrey Hepburn (1993) — mai terminata — che le valse una nomination postuma all'Emmy.
Ruoli interpretati da Audrey Hepburn
Audrey Hepburn ha incarnato sullo schermo un archetipo specifico che solo lei ha reso credibile: la donna-elfo , fragile nell'aspetto ma inaspettatamente forte nel carattere, con una grazia naturale che non è mai affettazione. Holly Golightly in Colazione da Tiffany è l'esempio perfetto: una ragazza di provincia che si costruisce una persona urbana sofisticata come armatura contro la vulnerabilità reale. La tensione tra la fragilità visibile e la forza interiore è il nucleo di quasi ogni suo ruolo.
Il suo stile visivo — il taglio corto, il collo lungo, i grandi occhi, il corpo esile — è diventato così iconico da influenzare decenni di moda e cinema. Givenchy ha detto che Audrey non portava i vestiti: li abitava. Questo rapporto tra corpo e abbigliamento come linguaggio narrativo ha reso ogni suo film visivamente memorabile anche indipendentemente dalla storia. La sua eredità stilistica è viva: ogni stagione della moda porta qualcosa che viene descritto come "ispirato ad Audrey Hepburn".
Curiosità
Durante l'occupazione nazista dei Paesi Bassi, Audrey danzava in spettacoli organizzati clandestinamente per raccogliere fondi per la resistenza olandese — spettacoli che dovevano rimanere silenziosi per non attirare l'attenzione tedesca. In un'intervista del 1988 disse che quando sentì parlare dei bambini malnutriti dell'Etiopia capì immediatamente cosa stessero vivendo, perché lo ricordava nel proprio corpo. La sua corporatura esile da adulta era in parte conseguenza della malnutrizione subita durante la guerra.
Il vestito tubino nero che indossa nella scena di apertura di Colazione da Tiffany è stato venduto all'asta da Christie's nel 2006 per 467.200 sterline — un record per un costume cinematografico. Givenchy ha sempre rifiutato di mettere il proprio nome su qualsiasi vestito che non gli ritenesse degno di Audrey: la collaborazione tra i due è considerata la più importante tra una stilista e un'attrice nella storia della moda cinematografica. Audrey aveva stabilito contrattualmente il diritto di scegliere i propri costumi in ogni film: una clausola insolita per l'epoca che rifletteva la sua comprensione del linguaggio visivo del cinema.
Premi e riconoscimenti
I risultati di Audrey Hepburn sono tra i più completi nella storia dello spettacolo americano: EGOT (Emmy, Grammy, Oscar, Tony) — una delle pochissime attrici a raggiungerlo — Oscar per Vacanze romane (1953), Tony per Gigi (1952), Grammy Honorary Award, Emmy nomination postuma. Tre nomination aggiuntive all'Oscar (per Sabrina , The Nun's Story , Breakfast at Tiffany's ). Quattro Golden Globe come Miglior Attrice. La Screen Actors Guild l'ha nominata tra le 25 attrici di cinema più grandi di tutti i tempi.
Come Ambasciatrice Speciale dell'UNICEF dal 1988 alla morte nel 1993, ha visitato oltre quaranta paesi in cinque anni, usando la propria notorietà per portare attenzione mediatica alle crisi umanitarie. La Medaglia Presidenziale della Libertà, ricevuta nel 1992, ha riconosciuto formalmente questo impegno. Su Voceditalia occupa la posizione 50 su 304 attori e 105 su 1123 personaggi dello spettacolo — una collocazione di primissima fascia — con il 78% di approvazione.
Ranking e gradimento di Audrey Hepburn su Voceditalia
Audrey Hepburn ottiene su Voceditalia un'approvazione del 78% con 112 voti totali, posizionandosi 50ª su 304 attori e 105ª su 1123 personaggi dello spettacolo. Il 22% di voti negativi è leggermente superiore alla media per le grandi icone classiche, e potrebbe riflettere una ricezione generazionale: chi ha vissuto il cinema degli anni Cinquanta e Sessanta la idolatra, mentre chi conosce il suo mito solo per immagine e moda potrebbe non aver mai visto i film, il che tende a generare un voto più critico per eccesso di esposizione all'icona senza conoscenza del lavoro.
La presenza in tre classifiche — attrici americane (nonostante la nazionalità britannico-belga, il sistema Hollywood la categorizza così), attori che hanno reinventato la propria identità (probabilmente per la trasformazione da ballerina fallita a icona cinematografica), e attrici con i capelli corti — rivela che il pubblico la valuta su dimensioni molto diverse: artistica, biografica e stilistica. Il posizionamento nella fascia alta di tutti e tre suggerisce che queste dimensioni si rinforzano a vicenda, costruendo una figura che è impossibile ridurre a un'unica categoria.
Andamento voti e ranking interno