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Cronaca
Foto Preghiera al Vigorelli, da tempio dello sport a tempio dell'Islam

Preghiera al Vigorelli, da tempio dello sport a tempio dell'Islam

I musulmani ospiti per un giorno del celebre velodromo milanese

19 lug. - Dopo 15 anni e una manciata di settimane di polemiche è arrivato finalmente il momento di trasferirsi. La preghiera del venerdì, la più importante della settimana per i musulmani e che da 15 anni si tiene nella moschea e nei marciapiedi di viale Jenner, si svolgerà altrove.
All'entrata di quello che in realtà è un garage, campeggia un foglio con stampate le indicazioni utili a raggiungere il nuovo luogo di preghiera, che per questo venerdì sarà il velodromo Vigorelli. Oggi non è tempo di polemiche. Oggi è tempo di preghiera. La decisione, un po sperata e un po imposta dagli eventi, va comunuqe rispettata. E il clima al centro, nonostante le pressioni dell'ultima settimana, sembra sereno.
I responsabili della moschea caricano tutto il materiale necessario per la preghiera su un furgone, mentre i pochi fedeli ancora presenti alle 12 del mattino in viale Jenner dispensano consigli utili alle persone venute a pregare nel luogo di culto più chiacchierato d'Italia e che ancora non sanno del trasferimento.
Alle 12:30 i cancelli del centro islamico si chiudono. Non rimane più nessuno. Si va al Vigorelli.

Ad attendere i fedeli al velodromo ci sono un centinaio di persone fra giornalisti, forze di polizia in assetto antisommossa e un esponente politico che ha deciso di smuovere per l'occasione un po' le acque già di per se agitate. Non si vedono soltanto i tanto attesi cittadini contrari alla presenza dei musulmani sul "loro territorio".

Mentre i giornalisti sono impegnati a raccogliere le dichiarazioni di Daniela Santanchè, leader de La Destra, i fedeli arrivano alla spicciolata. Il calendario islamico dice che la preghiera oggi si terrà all'una e ventinove, dopo che il sole ha superato lo zenit nel cielo.

All'interno si prepara il campo per la preghiera e all'esterno ci si lascia andare alle immancabili dichiarazioni di rito. La Santanchè chiede che vengano chiuse tutte le moschee: "Le moschee sono in esubero, solo il 5% dei musulmani presenti in Italia si reca lì per pregare, per questo bisogna iniziare a chiuderle". Alla provocazione risponde scherzando il presidente del centro Abdel Hamid Shaari dicendo che la leader de La Destra è in cerca di visibilità tramite queste dichiarazioni visto lo 0,0% ottenuto alle scorse elezioni: "E' un suo diritto". Inoltre risponde alle domande sul numero dei fedeli presenti alla preghiera che sembra non rispettare le "temute" previsioni: "Siamo di meno perche' tanta gente ha paura. Alcuni sono senza documenti e altri hanno ricevuto minacce sia in tv, dai politici, che da qualche cittadino". Questa dichiarazione viene subito presa al volo dall'assessore regionale al Territorio e Urbanistica Davide Boni che dice: "Non vorremmo che all'appello di oggi mancassero anche coloro che non sono in regola con il permesso di soggiorno o mal tollerano la presenza delle forze dell'ordine". Due modi differenti di vedere lo stesso problema.

Comunque sia parte l‘adhan, il richiamo dei Muezzin che invita i fedeli alla preghiera all'interno della moschea provvisoria. I bagni della struttura vengono utilizzati per Le abluzioni, "Wudu", obbligatorie prima di eseguire l’orazione. Consistono nel lavaggio rituale di alcune parti del corpo come le mani, la bocca, il naso, la testa, le braccia fino ai gomiti, e i piedi fino alle caviglie, recitando durante il lavaggio la professione di fede.

Tutto ormai è pronto e arrivano anche dei grandi tappeti verdi portati dagli stessi fedeli che silenziosamente e alacremente dispongono sul campo sintetico, dove ai suoi bordi si trovano già accumulate le scarpe di coloro che a breve si rivolgeranno ad Allah. La parola va quindi all'Imam, Abu Imad per il suo sermone che segna l'inizio della preghiera. I fedeli sono tutti concentrati e sembrano non voler considerare il disordine causato dai tanti giornalisti entrati per "rubare" le immagini della funzione, invitati dallo stesso Shaari per far vedere cosa avveniva all'interno dello stadio.

Il momento della preghiera è emozionante. I corpi si muovono all'unisono e le orazioni arrivano fino in cielo. Tutto intorno è finalmente silenzio, la preghiera si svolge come sempre e per un momento scompaiono i veleni e le parole che ormai caratterizzano la parola Islam in una città che sembra non voler accettare il "diverso" solo per paura.

Alla fine solo volti sorridenti e distesi che ritornano alle proprie faccende. Anche questa giornata di "tensione" può considerarsi chiusa, in attesa delle prossime che già si preannunciano bollenti, almeno per coloro che vogliono sia così.

Benedetto Mazzurco
benedetto.mazzurco@magnitude3.net
19/7/2008








Commenti a questo articolo (4)


1.La verità
condivido tutto ciò che è stato scritto sul vostro articolo. Le mie congratulazioni per il tuo coraggio e la tua voglia fornire le informazioni giuste.
(da Baye - 7/31/2008)     Segnala come inadeguato
2.Tempo di preghiera e non di polemiche.
Bell'articolo, veritiero e scritto con la voglia di documentare un evento con occhio attento e con il giusto grado di coinvolgimento! La "diversità" come fonte di arricchimento, non come qualcosa da temere!Grazie!
(da Claudia - 7/22/2008)     Segnala come inadeguato
3.la realtà nel giornalismo
Per una volta vengono presentati in un articolo fatti e non polemiche, viene presentata la realtà cosi come e questo che dovrebbe fare un vero giornalista.
(da ausy - 7/20/2008)     Segnala come inadeguato
4.Giornalismo e propaganda
Grazie per questo bell'articolo. Leggendolo ripensavo ai tanti articoli che si trovano spesso sulla stampa nazionale sull'Islam. Quasi mai descrivono i fatti, rappresentano gli eventi e raccolgono le dichiarazioni di tutte le parti in causa. Di solito sono piuttosto un bollettino politico in cui conta la sinistra o la destra e i cittadini in mezzo sono visti come immagini sfocate. Si ripetono luoghi comuni o considerazioni e definizioni confuse che a forza di passare di parola han perso ormai totalmente il contatto con la realtà. Ma non è proprio quello il giornalismo? Raccontare onestamente la realtà? Grazie ancora. Che Dio ti benedica e ricompensi. Pace Salaam
(da Fabrizio Yusuf - 7/20/2008)     Segnala come inadeguato

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