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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.145 del 5/25/2013 |
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Cultura
Mimesi e sintesi alla Galleria ZamenhofFino al 26 luglioFin dalla notte dei tempi nel rappresentare la realtà, l’uomo ha attuato un processo di sintesi dell’esperienza visiva attraverso l’uso della linea e spesso di una stesura del colore à plat, con ampie campiture più o meno omogenee all’interno degli spazi delineati dal disegno. Così l’aspetto per così dire “eidetico” ha sempre prevalso su quello “fenomenico”: la volontà di rappresentare un’idea della realtà e suoi possibili significati era più forte della necessità di essere precisi nel raffigurare il dato fenomenico- Dalle incisioni rupestri alla pittura vascolare dell’antica Grecia, dagli affreschi delle domus romane ai mosaici bizantini, fino all’apice (e all’incrinatura) di Giotto, la realtà rappresentata è sempre più o meno stata sottoposta ad un forte processo di sintesi e stilizzazione formale- Poi dalla metà del Quattrocento alla seconda metà dell’Ottocento, con l’invenzione della Prospettiva (“invenzione” in senso etimologico), tutto è cambiato, e lo sforzo principe del pittore è stato quello di una rappresentazione della realtà il più fedele possibile al dato fenomenico, al dato visivo: e la linea è scomparsa, sopravvivendo solo negli studi e nei disegni preparatori. E il colore si è sfaldato fino all’apoteosi delle ricerche sulla luce e sugli effetti ottici degli accostamenti cromatici degli Impressionisti e dei post-impressionisti. Ma poi, dopo il lungo terremoto di Cezanne, la linea e la sintesi formale e in definitiva “l’idea” è tornata prepotentemente protagonista.
Ad opera di Picasso per primo e più di tutti. Ma con annessi nuovi retaggi: il movimento dei futuristi, la ricerca di una diversa rappresentazione spaziale dei cubisti, dell’aspetto emotivo e simbolico del colore degli espressionisti. E così via. Certo la sintesi formale e il recupero di un disegno stilizzato ed eidetico ha consentito al tempo stesso la liberazione di forti energie emotive, attraverso un uso del colore più deciso e più violento, spesso con stesure à plat- Tale processo ha forse trovato un suo primo culmine con l’esperienza della Pop Art americana. Ed è proprio sulla scorta di tale ritrovata e rafforzata sintesi formale che lavora la decina di artisti contemporanei qui radunati, che approfondiscono in chiave contemporanea questa nuova eredità novecentesca che affonda le sue radici nella storia dell’arte pre-Rinascimentale. Ciascuno con la propria sensibilità e il proprio orizzonte di interesse: Vallayer recuperando le ricerche sul movimento dei Futuristi e sullo spazio dei Cubisti, così come anche la scomposizione dell’immagine della Saletnich e di Besson potrebbe far pensare ad una vaga matrice cubista. Più fauve la stilizzazione e l’uso del colore di Natali e Valensin. Mentre Lasala sulla scorta dell’eredità di Carrà riscopre e modernizza una figurazione di matrice quattrocentesca che può far pensare a certe atmosfere di Piero Della Francesca, ma con colori più accesi e virati. La Ippolito e la Adornato guardano ad una stilizzazione pop con un uso del colore acceso e a tratti violentemente virato. Gli scultori Solinas, Loscialpo e Gabrielli sono accomunati da una analoga spiccata stilizzazione e semplificazione delle masse della figura umana: più sottili e leggere quelle della Loscialpo, più fiabesche quelle della Gabrielli. Sinuose e sensuali quelle di Max Solinas. Atelier Chagall, Alzaia Naviglio Grande 4, Milano Mercoledì – Sabato, ore 15 – 19. Domenica ore 11 – 19. Lunedì e Martedì chiuso 17/7/2012
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