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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.146 del 5/26/2013 |
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Cultura
Fate come me a BergamoLa candidatura di Bergamo a Capitale Europea della Cultura 2019Bergamo – La premessa è che io ne so qualcosa, anzi molto, direi tutto e scusate l’immodestia ma è solo questione di famiglia. Forse il caldo, forse la pochezza delle pagine offerte ai lettori di un mercoledì qualsiasi, intesa come numero si capisce, forse l’abitudine a scrivere quello che suggeriscono gli altri. Resta il fatto che misteriosamente il buon Gatti Cristiano da Bergamo, tra una giravolta all’omonimo Doni e una taragna di troppo, mista ad un glorificante noi maiestatis, ne spara davvero grosse sulle colonne del giornale di Feltri, bergamasco anch’egli e forse un po’ distratto delle penne veloci e disinformate de Il Giornale.
E’ passato poco tempo dalla enfatica descrizione di Bergamo, peraltro un po’ stantia, del borgo dedito al lavoro con i calli alle mani ma aperto alla prossima sfida, che la magia è venuta meno. Ed ecco che l’impavido giornalista bergamasco milanese europeo si esprime addirittura consigliando le altre (troppe) città candidate alla corsa per Capitale della Cultura Europea 2019 a non imitare Bergamo. La colpa? L’assessore alla cultura del comune orobico ha dimissionato il project manager, per un colpo di sole, un prurito femminile, un casoncello andato di traverso. Forse per delle buone e sacrosante ragioni? Non è dato di saperlo chiaramente, perché il buon giornalista, da copione, inteso come canovaccio s’intende, non cerca un contradditorio, non snocciola i perché e i percome, non sente magari altre ragioni. I politici sono tutti sporchi e cattivi, a prescindere. Colpo di scena, l’assessore alla cultura di Bergamo è l’unica non politica della giunta, come se il titolo fosse uno stigma da peste del Manzoni! Beninteso, questa verginità non la ripara dall’errore, ma non sarà quello originale dettato dal vergognoso. E allora com’è andata la storia? “Incomprensioni politiche, strani raffreddamenti, misteriose gelosie, vai a sapere che altro.” E vallo a sapere allora sto guazzabuglio. Magari il manager specialista nel ramo voleva ficcarlo un po’ troppo in affari? Magari il manager non ha lavorato troppo e per diversi mesi? Magari l’assessore non condivideva tempi, metodi e la parola lobbies? E per finire, una volta tanto, la teoria dello scambio tipo una fondazione a te e una poltroncina a me non ha funzionato? Vallo a sapere. Sherlock Holmes dando uno sguardo alle cronache della sua Bergamo avrebbe potuto anche leggere certe problematiche legate alle ex-società del manager romano, si chiamano protesti e ingiunzioni, tanto per essere chiari. Delle due l’una. O ci si informa o si scrive a naso, incravattato s’intende. E poi ce n’è una terza. Se l’amministratore inciucia diamogli addosso, se nicchia pure, se si piega al potere spariamogli, se ha idee bene, purché condivise, dai partiti s’intende e comunque sfanghiamo un po’, a casaccio. Discutibile, semmai, è dichiarare dalla regione pieno e unico appoggio o Bergamo e poi accettare la candidatura di Mantova. A domanda risposta. Chi amministra Regione, Comune di Bergamo e Comune di Mantova? Scoperta: la stessa bandiera, evidentemente un po’ confusa. Ma anche se il Gatti non lo sa o fa finta, per fortuna dalle parti di Bruxelles non si intendono di brodaglie e sempre per fortuna il vento tira quasi sempre dalla stessa parte. A dare manforte al nostro condottiero c’è il collega a fianco, che sempre da copione alza il tiro. “Non vogliamo il manager perché è di Roma”, avrebbero tuonato in consiglio comunale. Ridaje direbbero dalle parti del Colosseo. Peccato scoprire senza troppa fatica che il direttore della stagione teatrale del Donizetti è più romano di capitan Totti. Bah. Due notizie finali per i lettori della Voce. La prima è che le città candidate, per ora, sono dodici ma che il bando di partecipazione alla gara uscirà solo a dicembre e si potrà presentare il dossier dei contenuti entro ottobre 2013, della serie tempo ce n’è da buttare. Infatti più della metà manco hanno il logo pronto. Sempre a naso, Bergamo saprà trovare, con la condivisione di una base più allargata e più coesa della precedente, una serie di motivi per provare a cambiare una città prescindendo dalla gara e puntando sulla qualità. La seconda è che non se ne può più di gente che si vergogna di essere qualcosa a turno, italiano, bergamasco o indiano che sia. L’importanza di un articolo, che come diceva un saggio domani servirà a pulire i vetri, è nella coerenza e nell’informazione di chi scrive. E provare un pochino a vergognarsi per quello che si dà in pasto alla gente? Luca Cavadini 12/7/2012
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