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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.146 del 5/26/2013 |
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Cultura
I diari di Benito Mussolini: come stanno le coseNel suo recente libro Misteri d’Italia (Rizzoli, 2008), Silvio Bertoldi ha scritto: “I diari di Mussolini sono due, quello vero e quello falso. Quello vero è esistito, se ne conosce la storia, se ne sono seguite le vicende fino alla fine, Mussolini stesso ne ha parlato più volte: per esempio, nel suo libro Parlo con Bruno, scritto in memoria del figlio. Si sa che era scritto su agende-calendario di pelle di vari colori, con fregi in oro, una pagina per giorno, come per i memorandum di ufficio. Si sa che lo tenne fino alla caduta del fascismo, che lo affidò alla custodia della sorella Edvige, la quale ad un certo punto glielo restituì, non sentendosi più in grado di garantirgliene la salvaguardia. Si sa che lui lo riprese e che alla fine della Rsi lo affidò all’ambasciatore del Giappone a Salò, Sciurukuro Hidaka (il nome esatto è Shinrokuro, ndr), che riuscì a passare in Svizzera con quel documento e poi disse di averlo consegnato alla sua legazione di Lugano. Un’altra cosa si conosce del vero diario: che un paio di volte, in circostanze speciali, Mussolini ne strappò qualche pagina di preciso significato e la donò alla persona a cui voleva manifestare così il suo affetto (o la sua stima). Di certo diede al figlio Romano la pagina in cui aveva registrato la sua nascita e Romano la fece incorniciare, era il ricordo più caro di suo padre. Un altro di quei fogli (e forse in occasioni diverse, per manifestare i suoi sentimenti verso persone a lui vicine, ne ripeté il gesto) toccò a Giorgio Pini (giornalista e poi Ministro della Rsi. Utile è la lettura del libro: G. Pini. Itinerario tragico. Omnia, 1950. ndr). Era quello che si riferiva alla morte del figlio Bruno, la pagina del 7 agosto 1941, il giorno in cui il giovane pilota aveva perso la vita precipitando con l’aereo durante un volo di prova (si legga il libro di R. Festorazzi. Bruno e Gina Mussolini. Sperling & Kupfer, 2007, ndr). E questo è tutto quanto si può dire di sicuro sul vero diario di Mussolini, mai ritrovato e che probabilmente non si troverà mai perché quasi certamente non esiste più”. I diari veri di Mussolini richiamano alla mente un altro rebus storico: il fantomatico carteggio Churchill-Mussolini. Si presume che sia nascosto da qualche parte, ma di lui se ne sono perse le tracce disperse in tutti i trentadue raggi della rosa dei venti (F. Andriola. Mussolini-Churchill. Carteggio segreto. Piemme, 1996; R. Festorazzi. I veleni di Dongo. Il Minotauro, 2004; F. Andriola. Carteggio segreto. Churchill-Mussolini. Sugarco, 2007).
Cade in acconcio, a tal proposito, riferire quanto ha detto, parlando del diario del Duce, una sua figla naturale, Elena Curti in Miranda, una ottantacinquenne, dotata di molta verve, che vive oggi serenamente in provincia di Viterbo (vedere il libro di E. Curti. Il chiodo a tre punte. Gianni Iuculano Editore, 2003): “I diari del Duce non erano scritti roboanti, ma considerazioni, sensazioni e aneddoti su quanto accadeva quotidianamente. Le cose che ho letto nei giorni scorsi sono inverosimili: Mussolini non scriveva per fare la storia d’Italia. Una sera, mi ha letto per telefono una pagina dei suoi diari. Mussolini aveva l’abitudine di chiamare a tarda ora, nella nostra casa romana di via Porpora, per discorrere con mia madre (Elena Curti Cucciati, ndr). Ma quella sera, sarà stata la fine del 1942 o l’inizio del ’43, mia mamma era già andata a coricarsi e io lo dissi a Mussolini. Egli insistette però per parlare con me. Scandì queste precise parole che ricordo benissimo: 'Ho appena finito di scrivere il mio diario e adesso te lo leggo: Il mio male di stomaco ha un nome e si chiama convoglio. Ogni volta che deve partire una nave per l’Africa, sono agitato'. Mi comunicava la verità sul suo male che era legato alle sorti della guerra e si era riacutizzato in conseguenza dei gravi rovesci subiti dalle forze dell’Asse” (www.ilgiornale.it). Ma torniamo al libro del Bertoldi: “I diari falsi del Duce nascono alla fine degli anni Cinquanta, a Vercelli, dove vivono due signore, madre e figlia, tipiche figure gozzoniane che però, invece di passare i pomeriggi ricamando come nonna Speranza, li trascorrono dedicandosi ad un’operazione in cui sono maestre: l’imitazione, perfetta, della calligrafia del Duce. Un singolare passatempo, ma le stranezze della provincia italiana sono infinite e anche questa va accettata. Le signore si chiamano Rosa e Mimì Panvini e la madre è la vedova di un comissario di Ps, che le aveva trasmesso la passione per il Duce e le sue carte. Di questa passione e della sua abilità calligrafica venne a sapere un certo personaggio di non ben definito milieu, tale Ettore Fumagalli, il quale si qualificava milanese (ma era di Brescia) ed ingegnere edile (ma forse era solo capomastro). L’idea di sfruttare le arti di Rosa e Mimì fu sua. Fu lui a fornire materiale e ritagli, la documentazione su cui inventare il falso? Difficile accertarlo. Fumagalli ufficialmente si era limitato a raccontare che quelle agende lui le aveva trovate in una vecchia cassa di casa. Una fortunata circostanza. Ma probabilmente fu lui a fornire le annate delle agende della Croce rossa, che ricompaiono ad ogni “scoperta” del diario mussoliniano. Di qui l’acquisto proposto al “Sunday Times” in Inghilterra e a Mondadori in Italia. Poi il trucco fu smascherato, il falso documentato, le signore Panvini confessarono e furono condannate in tribunale. Gli editori recuperarono i denari versati e tutto si concluse con una sentenza che disponeva di bruciare le agende alla presenza di testimoni”. Continua il Bertoldi: “Passano dieci anni e nel 1967 si ricomincia daccapo con lo stesso protagonista, l’'ingegner Fumagalli'. Questa volta egli torna in scena insieme con due personaggi inglesi, che si dichiarano in possesso delle agende e di cui Fumagalli si dichiara socio e rappresentante per l’Italia. Anche il meccanismo per piazzare quelle carte preziose sul mercato e ricavarne un cospicuo guadagno era lo stesso: venderle a grandi editori internazionali, fornendo autorevoli autentificazioni per togliere ogni dubbio all’acquirente. Per l’Italia l’acquirente avrebbe dovuto essere Rizzoli, perché con Mondadori era inutile riprovarci, data la precedente scottatura che aveva subito”. Entrano in scena a questo punto il Bertoldi stesso e il menzionato Giorgio Pini che vengono incaricati da Rizzoli di giudicare il valore intrinseco delle scritture proposte dal Fumagalli. Il parere dei due “esperti” è negativo. Dice il Bertoldi: “Era evidente che si trattava sempre dei falsi diari del 1957, quelli delle Panvini, tornati a circolare risorgendo dalle ceneri, perché dopo dieci anni si pensava di poter ritentare il colpo. A Milano il nostro racconto tolse a Rizzoli gli ultimi dubbi che si rifiutò di acquistare quelle carte, cioè le famose agende destinate a riapparire in ogni periodo di “stanca” di rivelazioni mussoliniane. Seguì un processo e vi furono altre condanne. Per quanto riguarda me e Pini, lo stock del materiale Panvini era rimasto nelle mani dei due inglesi, i quali per il momento lo ritirarono dalla circolazione, in attesa di tempi migliori. I quali probabilmente sono arrivati tanti anni dopo, nel gennaio 2007, quando il materiale cartaceo è stato mostrato, questa volta, al senatore Dell’Utri. Forse i venditori contavano sulle sue conoscenze ed il suo peso nel grande mondo mediatico e dell’editoria, in vista di un affare tante volte fallito. Ma credo che sia poco probabile la buona riuscita del colpo”. Non bisogna, inoltre, dimenticare che le stesse agende erano state offerte, negli anni ‘80, al Times di Londra, nel 1990 alla casa d’aste londinese Sotheby’s, nel 1992 all’editore italiano Feltrinelli e nel 1994 al Sunday Telegraph, un altro quotidiano britannico. In tutti i casi l’offerta è stata rifiutata (espresso.repubblica.it). L’albionico Sunday Times sborsò, invece, la bella somma di 71.400 dollari (www.lastampa.it). Interessante è, infine, quello che si legge sul web nel sito www.corriere.com: “Il Bianchi aveva sottoposto i diari all’attenzione degli inglesi Havelock ed Allan per autenticarli e rivenderli al meglio. Era stata perfino presa in considerazione la possibilità di utilizzarli per cercare di trarne il soggetto di un film. Il primo cui furono sottoposti fu il professor Brian Sullivan, dell’Istituto di studi strategici di Washington e studioso del periodo fascista in Italia. Per Sullivan quei diari sono autentici, ma databili ‘43-‘45, riscritti in fretta e con errori dallo stesso Duce che cercava di lasciare di sé la migliore immagine possibile dell’epoca ‘35-‘39”. Lo stesso sito precisa, inoltre, che “nel 1994 anche Epoca scoprì, negli archivi della Mondadori, riproduzioni fotografiche di quaderni e brogliacci riguardanti 7 anni di vita facista. Erano compresi tra il ‘21 ed il ‘39”. Sulla scia di quanto ha detto il Bertoldi, veniamo ai tempi nostri. Nel 2007, il senatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, ha dichiarato di essere venuto in possesso di cinque diari del Duce. Coprivano un arco temporale compreso tra il 1935 ed il 1939. Erano scritti sulle pagine dei diari della Croce rossa dell’epoca relativamente ben conservati. Provenivano dalla casa del defunto (nel 1962, ndr) partigiano Lorenzo Bianchi il quale ne era entrato in possesso il 27 aprile del 1945, il giorno in cui è stato arrestato a Dongo Benito Mussolini mentre tentava di raggiungere incolume la Valtellina dove voleva trincerarsi nel Ridotto Alpino, l’ultima Thule dell’agonizzante regime fascista (V. Podda. Morire con il sole in faccia. Ritter, 2005). Dopo la guerra il Bianchi era andato in Svizzera ed era diventato un cittadino elvetico (www.corriere.it). Secondo alcuni il patriota aveva ricevuto le agende mussoliniane dal suo comandante, Pier Luigi Bellini delle Stelle, alias Pedro (A. Zanella. L’ora di Dongo. Rusconi, 1993), incaricato di comandare ad interim la 52° brigata d’assalto Garibaldi operante, nel 1945, sui monti del circondario di Dongo (www.corriere.com). Un figlio del Bianchi, per maggior sicurezza, aveva depositato le agende presso un notaio di Bellinzona (www.corrire.it; espresso.repubblica.it). Il discendente del Bianchi avrebbe contattato gli eredi Mussolini. L’onorevole Alessandra Mussolini, nipote del capo del fascismo, avrebbe chiesto al senatore Dell’Utri, appassionato bibliografo, di accompagnarla a Bellinzona per prendere visione del materiale custodito dal notaio (www.4news.it). Prima di offrirli alla progenie mussoliniana, il Bianchi jr. aveva cercato di piazzare i diari nello svizzero Canton Ticino. Li aveva offerti ad un editore di Bellinzona, ad un altro di Lugano ed, infine, alla Biblioteca cantonale del capoluogo ticinese. Il prezzo che quest’ultima avrebbe dovuto sborsare era di 1,5 milioni di franchi svizzeri (M. Luppi. I diari segreti di Mussolini offerti anche alla biblioteca di Lugano. La Provincia, 14 febbraio, 2007). In Svizzera, per certificare l’“autenticità” dei diari è stata chiamata in causa la signora Beatrice Zuger Antognoli (diplomata in Polizia scientifica e criminologia all’Università di Losanna). Dopo aver sostenuto che una perizia calligrafica può essere solo fatta utilizzando gli originali e non le fotocopie di cui lei era in possesso, la calligrafa ha sorprendentemente affermato: “A giudizio della sottoscritta, senza l’esame dei documenti originali e senza ulteriori documenti di confronto dello stesso tipo (non documenti “ufficiali”) non è possibile esprimersi con sufficiente certezza. Tuttavia, dai riscontri effettuati, la sottoscritta ritiene che è senz’altro possibile che i diari in esame siano stati redatti da una sola persona e che questa sia anche l’autrice degli scritti di confronto, ossia Benito Mussolini!” (www.rifondazionepescara.org). Forte di queste conclusioni il senatore Dell’Utri è andato avanti mostrando un atto ufficiale, redatto nello studio del notaio Gabriele Ferrari di Chiasso. In questo documento, datato 11 novembre 2005, Romano Mussolini, il figlio del Duce, dichiara di aver visto cinque volumi di diari e di aver riconosciuto non solo la calligrafia del padre, ma anche la citazione di episodi che potevano essere noti solo al suo genitore (www.collettivamente.com). Romano si è, infatti, così espresso: “Ho letto integralmente e con attenzione tutti e cinque i volumi indicati, costitutivi dei diari personali e privati che io personalmente attribuisco al mio defunto padre Benito Mussolini. I suddetti manoscritti sono in particolare ricchi di fatti e di elementi anche strettamente relativi alla sua vita privata, segnatamente a quella della nostra famiglia, che ricordo con perfezione. Personalmente riconosco la bontà dei suddetti manoscritti di mio padre Benito” (www.rifondazionepescara.org). C’è chi ha sottolinieato un fatto che potrebbe avere una qualche rilevanza: “I diari partono dal 1935 e sono redatti su agende della Croce rossa italiana: fu proprio in quell’anno, infatti, che Mussolini suggerì al genero Galeazzo Ciano di tenere un diario così come da tempo faceva lui” (www.tgcom.mediaset.it). Il senatore Dell’Utri ha detto che i diari verranno pubblicati al più presto. Si attende la liberatoria degli eredi del leader fascista. Per ora sono nella cassaforte di un notaio, quello di Bellinzona (www.cercare.biz). Alcune pagine dei diari in mano a Dell’Utri mettono in rilievo un Mussolini dal volto umano: pacifista e non guerrafondaio, ironico piuttosto che bellicoso, nemico anziché sostenitore di Hitler (www.corriere.it). Era, peraltro, già noto che i rapporti tra il dittatore italiano ed il tiranno nazzista non sono mai stati dei più cordiali (F. Andriola. Mussolini nemico segreto di Hitler. Piemme, 1997). Nei diari, Mussolini appare, inoltre, un sincero ammiratore di Papa Pio XI ed un feroce censore delle brutte abitudini che caratterizzavano la vita di alcuni tra i più importanti gerarchi fascisti (in particolr modo Achille Starace) (www.corriere.it). I diari di Dell’Utri verranno pubblicati dalla Mondadori. Si dice, infatti: “A loro non frega più di tanto se questi diari sono veri o falsi. Se risulteranno falsi, li pubblicheranno come i diari del padre di Bruno Vespa” (www.vivereacomo.com). Il percorso dei diari di Mussolini da Lugano (città in cui abita il figlio di Lorenzo Bianchi, Maurizio) fino alla porta di casa di Dell’Utri è descritta sul sito Internet wwwpoliticaonline.net: “Dua anni fa il Bianchi confida ad un amico: 'Ho ereditato le memorie del Duce'. L’amico è tale Davide Taddei, titolare di un’agenzia di bus che vanta “buoni contatti con ambienti politici italiani”. Si arriva a Chicco Frigerio, ex proprietario di una squadra di basket ed ora occupato nel ramo della ristorazione. Chicco è amico di Romano Mussolini, figlio del Duce ed apprezzato musicista jazz che spesso va a suonare in locali di Lugano. Nel 2005 l’incontro tra lui ed il figlio del partigiano. Mussolini riconosce i diari come autentici. Taddei decide quindi che è il caso di metterli all’asta. E qui viene il bello perché contatta nientemeno che Lele Mora (noto manager di vip, ndr) al quale consegna una copia degli scritti ed anche il certificato originale di una perizia calligrafica. Perché proprio a Lele? Mistero. Entrano in ballo diversi intermediari ed altre offerte fino a quando non entra in scena il Dell’Utri che decide il 10 febbraio di divulgare alcune pagine del diario. Sempre sullo stesso sito si legge: “Così adesso Dell’Utri sembra oscillare. L’insigne bibliofilo e raffinatissimo editore, collezionista di quadri e di porcellane, attivo impresario teatrale pro domo sua e stoico lettore di Seneca ha detto: 'Credo che questi diari cambieranno la storia'. Poi subito dopo ecco spuntare i primi dubbi: 'Non mi aspettavo tanto clamore'”. Ha poi aggiunto che non intendeva “suscitare tutto questo interesse anche perché la cosa è coperta da una comprensibile riservatezza finché le trattative per l’acquisizione dei diari non saranno concluse. Sarebbe stato meglio non farne un can-can” (www.claretta.org). Come diceva Montanelli: “Dell’ Utri e un uomo colto, sopratutto sul fatto” (blog.libero.it). Caustico è stato questo commento: “La puntata di Porta a porta sui diari di Mussolini, andata in onda ieri sera, andrebbe proiettata nelle scuole come esempio del più deteriore revisionismo storico. Uno smaccato tentativo di santificare la figura del Duce, un criminale fascista. Un tentativo malriuscito solo per l’incapacità di coloro che sono stati chiamati a tale arduo compito. Pietosa la nipote (Alessandra Mussolini, ndr) che si esalta. Squallido e poco convincente il pluri-inquisito Dell’Utri e inutilmente untuoso il conduttore, Bruno Vespa, che si proclama rivelatore di verità nascoste alla gente” (isole.ecn.org). Non appare fuori luogo segnalare quanto divulgato dal sito Internet www.rainews24.rai.it: “Marcello Dell’Utri è stato condannato a nove anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il pm aveva chiesto una condanna di 11 anni. Per il senatore è stata inoltre applicata la misura della libertà vigilata per due anni, da eseguirsi una volta espiata la pena”. Sul sito Internet espresso.repubblica.it si legge: “Nel 2004 (prima di finire sulla scrivania di Dell’Utri, ndr), i diari sono stati offerti al nostro giornale da Maurizio Bianchi, il figlio del partigiano Lorenzo della 52° brigata Garibaldi, il quale li avrebbe ricevuti il 27 aprile a Dongo, dopo l’arresto di Mussolini. L'Espresso ha commissionato una perizia calligrafica e fisico-chimica, affidanodo gli incartamenti al grafologo Roberto Travaglini. Poi si è rivolto al professor Emilio Gentile (allievo di Renzo De Felice, è lo storico di punta per quanto riguarda lo studio del fascismo, ndr). La perizia calligrafica ha avuto esiti non confortanti (la pressione grafica, ad esempio, non corrisponde a quella del Duce). Il Duce usa ancora l’abitudine giovanile di scrivere la z con la coda (zeta caudata). Un'abituidine persa dopo il 1930 (I. Maffei. Tradito da una zeta caudata. Uniformi & Armi, n° 133, Maggio, 200). L’analisi condotta dal professor Gentile ha permesso di evidenziare strafalcioni tanto clamorosi e diffusi da dover essere catalogati in quattro categorie: “Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze, inesattezze”. Con l’aggiunta, se non bastasse, di interi brani molto, ma molto, simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell’epoca. Ha precisato, inoltre, il Gentile: “Si è riscontrata in queste agende una singolare mancanza di note su momenti, aspetti e figure che ebbero sicuramente un significato ed un ruolo molto importante nella vita politica di Mussolini”. E’ allibito il professore che non vi sia “mai un resoconto dettagliato o citazioni testuali dei numerosi colloqui che Mussolini ebbe con il Re, né vi sono altre notizie che permettano di avere una più ampia conoscenza delle relazioni fra la Monarchia ed il regime fascista, a parte alcune considerazioni sul problema della “diarchia”, cioè sui rapporti fra il Re ed il Duce, che tuttavia nulla aggiungono a quanto già noto da altre fonti, a cominciare da scritti e dichiarazioni dello stesso Mussolini”. Altrettanto singolare, nota Gentile, “è il carattere prevalentemente descrittivo e impressionistico delle annotazioni sullo svolgimento di eventi di grande rilievo della politica di Mussolini, come gli incontri di Stresa e di Monaco, e i viaggi del Duce in Germania e di Hitler in Italia”. E comunque, si legge nella perizia, anche in questi casi non ci sono elementi nuovi, bensì resoconti spesso di minimo interesse e di scarso significato. Nei diari, infine, compare un Mussolini indignato per le leggi razziali del 1938, leggi che lui stesso aveva promulgato. Per non parlare, poi, di errori pacchiani: eccezionale scritto con due z , un errore nella trascrizione della propria data di nascita e lo sbaglio nello scrivere il nome del filosofo tedesco Nietzsche. Tutti sbagli che l’ex giornalista Mussolini non avrebbe mai fatto. Il sito Internet rainews24.rai.it fornisce ulteriori ragguagli. Dice il professor Gentile: “Nessuna novità, nessuna originalità, tante cronache, tutte copiate, nomi sbagliati e una grammatica zoppicante. E poi altre anomalie: L’istruttore maggiore Testone, citato ad esempio il 28 maggio 1935 a proposito del conseguimento del brevetto di pilota del figlio di Mussolini, Bruno, in realtà si chiama Angelo e non con il nome che gli ha appioppato l’estensore del diario”. Sui diari peritati dagli esperti de L'Espresso, qualcuno ha avanzato delle riserve non marginali. Infatti, sul sito Internet pillole-di-criminalistica.blogspot.com si legge: “A leggerla con attenzione, la perizia grafologica non dice assolutamente che i diari sono falsi. La perizia infatti conclude: “è piuttosto controverso che i diari siano stati prodotti da Mussolini”, e aggiunge che, secondo un’ipotesi interpretativa spiegata in dettaglio nella relazione, la tesi dell’autenticità è comunque sostenibile: che è cosa ben diversa da dire che i diari sono falsi. Leggendo poi il testo della perizia, l’ipotesi dell’identità di mano è data con una probabilità del 70%: ci trovassimo in tribunale, il perito direbbe che il documento è probabilmente autentico. Mi sembra proprio che L’Espresso non abbia compreso appieno il responso della perzia da lui stesso commissionata. E’ anche da tener presente un fatto su cui non si è riflettuto abbastanza: che un falsario, per quanto abile, prima o poi sbaglia, tant’è che in genere il fatto che un testo sia lungo è indice di autenticità. E allora, è improbabile che un falsario abbia costruito ben 5 agende, che sono composte da fogli uniti tra loro e, in caso di sbaglio, non sono ammessi errori. Un falsario avrebbe adoperato fogli sciolti, perché se fosse incorso in errore poteva sempre strappare la pagina, cosa che non era possibile su un’agenda: ed è questo un elemento che potrebbe avvalorare l’autententicità dei diari”. Tutelando gli interrsi dei suoi assistiti, Edda e Silvia Negri, figlie di Annamaria Mussolini, ultimogenita del dittatore, l’avvocato Luca Ventaloro, del Foro di Rimini, ha detto: “Se i diari saranno autentici li rivendicheremo e ne chiederemo il sequestro” (www.riminibeach.it). A complicare le cose (si fa per dire) ci si è messa la Televisione della Svizzera italiana (TSI). L’emittente elvetica ha, infatti, divulgato la seguente notizia: “L’emittente ticinese, dopo anni di chiacchere, polemiche ed illazioni, ha mostrato per la prima volta al pubblico i cinque diari, rivelandone parte del contenuto ed alcuni suggestivi retroscena. Non è stato svelato, invece, il nome del proprietario dei documenti. Il legale del possessore delle agende, Massimiliano Schiavi, un avvocato ticinese, si è limitato a fornire soltanto alcuni particolari: “Posso dire che il proprietario non è il figlio del partigiano Renzo Bianchi, ha detto l’avvocato Schiavi ai microfoni della TSI, ma un imprenditore italiano della zona di confine, non necessariamente domiciliato in Italia ed in possesso dei diari da molti anni”. Parlando del valore delle carte del suo cliente, il legale ha detto che ci sarebbero “almeno due offerte serie, oltre a moltissime altre da parte di case editrici e di collezionisti di tutto il mondo, ma specialmente inglesi”. Il nodo sulla effettiva attribuibilità a Benito Mussolini delle cinque agende non è stato sciolto. Sono però state citate le risultanze dell’ultima perizia calligrafica compiuta sulle pagine che confermerebbe la scrittura di un’unica mano dei diari, l’assenza della cosiddetta scrittura simulata, ossia l’imitazione di una calligafia altrui da parte dell’estensore, e la piena compatibilità della carta e dell’inchiostro impiegato nel periodo narrato nelle agende, vale a dire dal 1° gennaio 1935 al 16 ottobre 1939. Numerose, però, sono anche le incongruenze riscontrate. Tra le più clamorose, alcune considerazioni temporali molto sospette, la forte similitudine di alcuni passaggi con articoli di giornali apparsi sui quortidiani dell’epoca e persino un errore nella data di nascita dello stesso Benito Mussolini. Tra le ipotesi a sostegno della reale scrittura dei diari da parte del Duce, invece, è stata citata l’autenticità postuma dei documenti, ossia la loro redazione (per mano del capo del fascismo) in un momento in realtà successivo alle date riportate sulle pagine dei diari (historiaeblog.blogspot.com). Vista somiglianza dei contenuti e, soprattutto, degli errori presenti sulle agende di cui parla la TSI con quelli rilevati sulle carte in mano a Dell’Utri si può, ragionevolmente, affermare che le prime sono una copia degli “originali” affidati dal figlio del partigiano Lorenzo Bianchi, con fini di lucro, al bibliofilo senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri. Ma si sa non bisogna mai meravigliarsi. Al giorno d’oggi, infatti, vanno di moda i cloni. Tutta la vicenda dei diari del Duce ricorda le sculture in pietra del Modigliani ritrovate, nel 1984, nel Fosso reale di Livorno. Livorno si prepara a celebrare il centenario della nascita di uno dei suoi cittadini più famosi: lo scultore e pittore Amedeo Modigliani nato nel 1884 e morto, a soli 36 anni, a Parigi nel 1920. E’ nella capitale francese che Modigliani ha dato il meglio di sé, scolpendo e dipingendo le celebri figure slanciate e snelle, dai colli esageratamente lunghi e dagli occhi spenti. Si dice che prima di lasciare Livorno, Modigliani abbia distrutto le opere create nella sua città natale perché non si sentiva amato dai suoi concittadini. E’ quindi grande la sorpresa quando, alla vigilia delle celebrazioni in sua memoria, si scoprono due teste scolpite recuperate dalle acque di un canale della città: lo stile ricorda troppo quello delle più note opere dell’artista per dubitare che si tratti di alcune sculture fatte dal Modigliani e inopportunamente gettate in acqua prima di partire per Parigi. I critici autenticano velocemente le due teste e sono in molti quindi a dover fare un faticoso passo indietro quando tre studenti livornesi rivelano di aver scolpito le teste con l’aiuto di un trapano elettrico. Un critico entusiasta ha anche pubblicato un libro intitolato Le due pietre ritrovate di Amedeo Modigliani. Ma si trattava di una burla, di uno scherzo organizzato da alcuni giovani perditempo che avevano scolpito personalmente le teste e le avevano poi buttate nel canale (Fosso reale) della loro città. Federico Zeri, noto perito nel campo dell’arte, aveva subito capito che erano false. Ha invitato in una sua trasmissione televisiva gli studenti toscani che “in diretta” e con il trapano Black&Deker hanno realizzato in pochi minuti altre teste di Modigliani. Il libro, naturalmente, è stato subito ritirato dalle librerie (www.scudit.net). Per falsificare i diari del Duce non si è ricorsi al trapano. Sono bastati la penna e un po’ d’inchiostro dell’epoca. Ciò nonostante la farsa ha suscitato altrettanto scalpore e analoga malsana curiosità Alberto Bertotto antoniobertotto@alice.it 14/3/2008
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