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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Cronaca
Ieri, la settima udienza Federico: manganelli rotti sul suo corpoL'autopsia non lo escludeFerrara, 14 feb - Continuano le indagini sul caso di Federico Aldrovandi. Emerge oggi che due manganelli di gomma nera, spaccati all'altezza dei manici, potrebbero esser stati rotti proprio sul corpo del giovane.
Federico è morto il 25 settembre 2005. In seguito ad un intervento della polizia. L’autopsia non esclude che gli siano stati inferti colpi alle gambe, e non solo. Il tutto, per immobilizzarlo. Ed è proprio questa l’ipotesi che sostiene la Procura di Ferrara. Davanti al giudice monocratico, il processo vede i quattro agenti coinvolti in un violenta colluttazione con Federico accusati di omicidio colposo. Con quella di ieri, siamo ormai alla settima udienza. Alla quale ha partecipato anche Paolo Marino, ex capo dell'ufficio volanti. Si tratta dell’investigatore che per primo ha dato inizio all’inchiesta. “Nessuno mi parlò dei manganelli la mattina del 25 settembre, poi lo fece l'agente Pirani”. I manganelli in oggetto sono prima scomparsi, e poi ricomparsi, perfettamente ripuliti da ogni traccia di sangue. “Come mai non gliene parlarono prima?” chiede il Pm, Nicola Proto. E la risposta: “Una dimenticanza”. “Anche perché - prosegue Marino - sul volto del ragazzo non c'erano segni né sangue”. Emergono, comunque, elementi importanti. “Un manganello si era rotto a causa di un calcio dell'Aldrovandi, l'altro perché ci era caduto sopra”. Questa la spiegazione finale di Marino. I manganelli vengono fotografati e poi rinchiusi in cassaforte per mesi, fino al loro sequestro, avvenuto il 21 febbraio di due anni fa. Il capo della squadra mobile, Pietro Scroccarello, conferma sostanzialmente la versione, dichiarando di nulla sapere in merito agli sfollagente, dei quali ha avuto notizia in seguito solo dal dirigente Paolo Marino. Gennaro Sidero, questore vicario, assicura a sua volta di averne avuto notizia solo alle 18. I pezzi del puzzle non combaciano. E non combacia neppure la ricostruzione del destino del defibrillatore, in dotazione di una volante e mai utilizzato la mattina del 25 settembre. Alla prima ipotesi di accusa, omicidio colposo, se ne aggiunge, infatti, un’altra: il ragazzo stava male, chiedeva aiuto, e nessuno lo ha soccorso prima dell'arrivo dell'ambulanza. Eppure, l'attrezzatura era a bordo e uno degli indagati aveva fatto un corso per utilizzarlo. Lo conferma anche la testimonianza di Scroccarello. Mentre Federico è a terra, ammanettato, e agonizzante, uno dei poliziotti ad un operatore del 113, dice: “Abbiamo avuto una lotta di mezz'ora, l'abbiamo bastonato di brutto, solo che adesso è svenuto, non so, è mezzo morto...”. Telefonata avvenuta alle ore 6.12. L’ambulanza non era ancora arrivata. 14/2/2008
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1.VERGOGNA!!!
Ciao Fede...non ci sono parola per descrivere tutto ciò ma, solo sdegno nei confronti di TUTTI quelli che indossano una divisa. si sentono i PADRONI i SUPER EROI disto c...o. E a dire che li paghiamo pure noi...Tutta la mia solidarietà ai genitori di Federico e grandissima VERGOGNA-SCHIFO e ODIO per chi si macchia di tutto CIO'. PENTITEVI SERVI DELLO STATO!!!
(da Enzo70 - 5/6/2008)
2.vergogna
per FEDERICO - tutta la mia anima piange uno dei miei figli, per i sigg. PAOLO MARINO - PIETRO SCROCCARELLO - GENNARO SIDERO solo vergogna - se una giustizia c'è, ogniuno di loro pagera la propria colpa - VERGOGNATEVI.
(da marco - 4/8/2008)
3.senza anima
sono senza anima coloro che macchiati da questa disgrazia non riescono a pentirsi .
(da paolo piconi - 4/4/2008)
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