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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Politica
Dopo la copertina del 2001, il leader di Forza Italia torna sulle pagine dell'Economist Poor Italy: Berlusconi "inadatto a governare"Il settimanale inglese non vede positivamente un'ipotesi Berlusconi ReduxRoma, 31 gen - All’Economist, in fondo, non è mai piaciuto. Nel numero in edicola oggi, Silvio Berlusconi viene definito ancora unfit, inadatto a governare l'Italia. Mr. Berlusconi redux viene, insomma, bocciato. Risale a sette anni fa, ormai – era il 2001 – la famosa copertina dedicata al leader di Forza Italia, che lo definiva “Unfit to lead Italy”, e cioè, già da allora, Inadatto a governare l’Italia.
Ora il settimanale inglese boccia nuovamente il tycoon dei media italiano, in un editoriale, “Traballante se ne va”, dedicato all’ipotesi di un ritorno del Cavaliere al Governo. D’altro canto, in un altro pezzo che si occupa della crisi della politica italiana, l'Economist si azzarda a non escludere la possibilità di una vittoria del Partito democratico. Questo, nel caso in cui il partito di Veltroni decida di scendere in campo da solo, sfruttando “l'idiosincrasia” per i piccoli partiti che si evince dai sondaggi. L’Economist avvisa: “Le elezioni anticipate restano la migliore scommessa per Berlusconi, ma come in ogni scommessa la vincita non è assicurata”. L’Italia, per l’autorevole settimanale britannico, “ha disperatamente bisogno di un governo stabile e di una dolorosa riforma economica, il problema è come arrivarci”. E il leader di Forza Italia non ha il passato dalla sua parte: nel 2001 avrebbe “sprecato una possibilità”, perché ha usato “il capitale politico per proteggere gli interessi dei suoi media e sottrarsi alle accuse dei magistrati, esitando sulle riforme economiche”. Quello che Berlusconi avrebbe lasciato in eredità, altro non è che una “pillola avvelenata”: una legge elettorale, che avrebbe, a detta dell’Economist, favorito ulteriormente l'instabilità e fatto proliferare i piccoli partiti che, ora, lo stesso Berlusconi “ha sempre più difficoltà a controllare nella sua coalizione”. Il vero problema dell’Italia, poi, è l’assenza di “riformatori autenticamente liberisti” sulla scena politica nazionale. Lo stesso Prodi sarebbe riuscito a limitare l’indebitamento pubblico e migliorare il fisco, ma non sarebbe arrivato a riformare il settore pubblico o affrontare la questione del Mezzogiorno. Sull’ipotesi Berlusconi Redux, per l’Economist “non c'è alcuna speranza” possa dare una prova migliore di Prodi. Porrebbe certamente fine alla riforma fiscale avviata con successo dal governo caduto. E ha già dimostrato che le sue priorità sarebbero costituite dai suoi interessi da proteggere, rendendo, ad esempio, più difficile il ricorso alle intercettazioni come prove nei processi. La sintesi dell’Economist, insomma, non lascia spiragli: Berlusconi è ed è stato un business man di successo come pochi, ma per il governo del Paese è “unfit”. Ecco perché l’articolo si conclude con due parole: Poor Italy, traballante. Angela Gennaro angela.gennaro@voceditalia.it 31/1/2008
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