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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.145 del 5/25/2013 |
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Spettacolo
Il balletto simbolo della concezione romantica ha avuto un grande riscontro di pubblico Al Teatro dell'Opera di Roma si rinnova la magia di GiselleGrande successo per la coppia ospite, Evgenia Obraztsova e David Makhateli, e per il corpo di ballo diretto da Carla FracciGiselle è un balletto che fu subito amato ed ancora oggi ha un vasto seguito presso il pubblico che ne decreta sempre un grande successo. Quando poi l'esecuzione è di alto livello, come quella del Teatro dell'Opera di Roma alla quale abbiamo assistito il 27 febbraio, il successo diventa trionfo con un ovazioni che sottolineano i momenti 'topici' dello spettacolo e con numerose chiamate al proscenio per gli artisti al termine della recita.
. La coreografia di Carla Fracci e la regia di Beppe Menegatti sono state nel solco della tradizione e così anche la positiva direzione di David Garforth, che ha ben delineato le caratteristiche della musica di Adolphe-Charles Adam nelle diverse situazioni drammatiche, in ciò assecondato dall'orchestra, tranne qualche fastidiosa sbavatura dei corni. L'allestimento del teatro con scene e costumi di Anna Anni è bello e appropriato e anche il disegno luci di Agostino Angelini ha ben contribuito alla riuscita dello spettacolo. Evgenia Obraztsova, proveniente dalla compagnia del Teatro Mariinsky, ha interpretato efficacemente la parte della infelice protagonista. La sua tecnica eccellente le ha permesso di superare tutti gli ostacoli accademici; ha bellissimi piedi e braccia, e la leggerezza dei suoi movimenti è incantevole. La splendida interpretazione del personaggio è stata coinvolgente; la Obraztsova è una Giselle ingenua, dolce e tenera nella sua vita terrena e, allo svelarsi dell'inganno, il dolore e la pazzia che ne derivano sono interpretati con grande efficacia. La sua interpretazione esalta l'aspetto patetico del personaggio più che la sua tragicità e, nella parte sovrannaturale del secondo atto, permane come linea di continuità l'amore, oltre la morte e l'inganno subito. L' Albrecht di David Makhateli, proveniente dal Royal Ballet di Londra è stato tecnicamente impeccabile, mentre l'interpretazione ci è parsa discontinua e non sempre all'altezza del personaggio rappresentato, un po' mascalzone, contraddittorio e superficiale. Nella ottimistica visione della coreografa Carla Fracci e del regista Beppe Menegatti, alla fine Albrecht si riscatta e finalmente corrisponde l'amore di Giselle, mentre altre interpretazioni lasciano un punto interrogativo sulle conseguenze dell'esperienza ultraterrena. Alessandra Amato ha sostenuto il difficile ruolo di Myrtha. La parte mimica, autorevole e implacabile, ci è parsa migliore della tecnica, in quanto, a nostro avviso, nelle parti di danza le braccia non sono abbastanza leggere per il diafano e inquietante personaggio. L'interpretazione di Hilarion di Manuel Parrucini è stata ottima: il ballerino, con la sua mimica decisamente notevole, associa ad una buona tecnica una efficacissima interpretazione del personaggio, mostrando, ancora una volta, una spiccata attitudine drammatica. Il corpo di ballo ha fornito un'ottima prova, soprattutto nelle difficili scene delle Villi, ed è stato applaudito lungamente ed entusiasticamente dal pubblico. Per questo aspetto, non si può dimenticare il proficuo e impegnativo lavoro svolto da Carla Fracci come direttore del corpo di ballo e da Gillian Whittingham primo maître de Ballet. A proposito di ciò vogliamo, di nuovo, esprimere la nostra preoccupazione per l'atteggiamento della Sovrintendenza e la scarsa managerialità dimostrata nelle scelte artistiche riguardo la conduzione futura del corpo di ballo. Recentemente in una conferenza stampa è stato confermato il mancato rinnovo, alla prossima scandenza (luglio 2010), del contratto di collaborazione con Carla Fracci senza dare alcuna informazione sulla figura che raccoglierà la sua importante eredità. Ci auguriamo che tutto ciò non costituisca il preludio a un disimpegno da parte della dirigenza del teatro verso il corpo di ballo, vanificando tutti i progressi che si sono registrati in questo particolare settore artistico del teatro. Carla Fracci ha portato la compagnia dalla dimensione provinciale nella quale era caduta ad una dimensione, senza ombra di dubbio, internazionale che è quella che compete ad una istituzione musicale con la tradizione del Teatro dell'Opera di Roma. La storia del teatro d'opera e di balletto ci ha insegnato che per fare grande un teatro non basta un grande direttore d'orchestra: è necessaria anche una grande professionalità negli altri posti chiave come il direttore del corpo di ballo. Claudio Listanti claudio.listanti@voceditalia.it Foto di Corrado Maria Falsini 2/3/2010
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