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Collegio Milano
Foto Sembra Barry White, e' Mario Biondi

Esce il terzo cd di Mario Biondi, If

Sembra Barry White, e' Mario Biondi

Un'artista completo, sospeso tra soul, jazz e pop

La città di Catania ha dato i natali a molti cantautori di successo del panorama della musica italiana ed internazionale. Sono di Catania infatti Franco Battiato, Mario Venuti, Rosario Fiorello (che, essendo uno showman a 360 gradi, se la cava egregiamente sia come caratterista che come cantante). E di Catania è anche la risposta italiana alle atmosfere soul tipiche degli anni ’70, interpretate in maniera impareggiabile da Barry White.

Mario Biondi, nome d’arte di Mario Ranno, era un’artista sconosciuto ai più fino a un paio di anni fa. Da sempre appassionato di musica soul, forgiò il suo particolare timbro di voce, calda, sensuale e allo stesso tempo rassicurante, ascoltando i dischi di personaggi come Lou Rawls, Al Jarreau e Isaac Hayes. Dal 1988 iniziò a fare da spalla a vari big della musica internazionale, tra i quali Ray Charles. Ma la svolta per la sua carriera arriva nel 2004 quando la canzone This is what you are, inizialmente pensata per il solo mercato giapponese, sbarca in Europa, contribuendo a renderlo celebre e apprezzato anche nel vecchio continente. 

Il suo primo album, Handful of soul, trainato proprio da This is what you are viene accolto benissimo, tanto da conquistare ben due dischi di platino. Nel 2007 pubblica, assieme alla Duke Orchestra, il doppio album I love you more – Live, registrato al Teatro Smeraldo di Milano. Si dice che la fama vera sia raggiunta non appena si viene imitati, e di conseguenza sbeffeggiati. Nel 2008 arriva anche l’imitazione ufficiale di Mario Biondi all’interno del programma della Gialappa’s Band "Mai dire Martedì", dove un finto (ma fisicamente quasi più vero dell’originale) Mario Biondi si impegna ossessivamente a fare due sole cose: canticchiare il ritornello di This is what you are (sciai la la) e cercare di essere “cool”.

Nel 2009 Mario Biondi pubblica il suo terzo album, If, preceduto dal singolo Be lonely, un vero e proprio tormentone che sta spopolando da oltre due mesi nelle radio del belpaese. Il suo ultimo lavoro è certamente all’altezza delle aspettative: oltre alla già citata Be lonely, particolarmente degne di note risultano essere Winter in America, splendida reinterpretazione di un classico di Gil Scott Heron, Something that was beautiful, brano scritto appositamente per lui da Burt Bacharach, un autore che in quanto a canzoni strappalacrime certamente se ne intende, I know it’s over, versione inglese di E se domani (e sottolineo se), e Blackshop, nel quale riecheggiano forti le atmosfere “cool” eppure così romantiche a cui il grande Barry White ci aveva abituato.

Ma la forza di Mario Biondi, al di là delle atmosfere soul e jazz perfettamente fuse assieme, sta nell’incredibile varietà di emozioni che la sua voce, così “nera”, è in grado di trasmettere. Ascoltando la sua musica non può non ritornarci in mente di quella serata in un piano bar in cui, avvolti nel troppo fumo di sigarette, abbiamo visto lei, così bella e così sola. Oppure il giorno in cui, dopo l’ennesima litigata perché non ci si capiva più (o semplicemente perché non ci si voleva capire) ci siamo salutati per l’ultima volta.
Queste atmosfere ci mancavano da troppo tempo.

Alessandro Orfali
redazione@collegiodimilano.it  
8/3/2010








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