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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Politica
Con 163 voti favorevoli, 130 contrari e due astenuti Processo breve approvatoUna legge ad libertatem per il Premier, una legge ad personam per l'opposizioneMilano - Con 163 voti favorevoli, 130 contrari e due astenuti il ddl sul processo breve passa l’esame al senato. Pdl, Lega Nord partiti della maggioranza hanno ovviamente sostenuto il progetto di riforma, mentre Pd, Idv e Udc invece hanno tentato con scarsi risultati di bloccarlo; lo stesso senatore del Pd Alberto Maritati ha voluto marcare anche fisicamente la distanza da questo ddl.
Il Premier l’ha definito una legge “ad libertatem” poiché difende il diritto del cittadino di ottenere giustizia in tempi certi; secondo invece l’opposizione si tratterebbe invece di una legge “ad personam” il cui vero obbiettivo sarebbe quello di chiudere i processi in corso del Presidente del Consiglio in risposta alla negazione dell’immunità da parte della Corte Costituzionale, questa legge infatti lascerebbe liberi gli imputati se il processo dovesse prolungarsi oltre un certo termine. La chiave di volta sarebbe quindi l’articolo 531-bis che verrebbe introdotto nel codice di procedura penale che sancisce la sentenza di proscioglimento a seguito della “violazione della durata ragionevole del processo.” La pietra dello scandalo è invece la norma transitoria che applicherebbe immediatamente la legge ai processi attualmente in corso tra cui il processo Mills e il processo diritti tv Mediaset in cui è direttamente implicato Berlusconi, da qui muovono le critiche di una legge “ad personam”. Le polemiche sono iniziate già da mercoledì scorso, quando il Premier rispose alle dichiarazioni de La Repubblica sottolineando che il quotidiano pubblicò un articolo fatto di “frasi inventate di sana pianta, che non aveva mai pronunciato ne mai pensato”, l’opposizione invece ribadì che si trattava di una legge “Salva Premier” e quest’oggi in aula le proteste continuarono con le manifestazioni di dissenso di alcuni esponenti dell’Idv che hanno occupato l’aula sedendosi sui banchi del governo: “Vogliamo essere un presidio democratico in un momento in cui si del Pd Felice Casson: “salvare il premier, ma anche un ministro e un sindaco dai loro processi. Ecco le uniche vere ragioni di un provvedimento che distrugge il funzionamento della giustizia italiana”. Anche all’interno della stessa maggioranza si è registrata un voce dissonante Enrico Musso mantenendo la stessa posizione dell’opposizione; Musso ha però deciso non partecipare al voto per evitare che la sua posizione potesse essere strumentalizzata. Nonostante la bagarre in aula a fuori, infatti di fronte a Palazzo Madama si sono radunati per protestare alcuni componenti del "Popolo viola” il ddl passa ora all’esame della camera. Marika Barbanti 20/1/2010
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