Altri giorni, altri alberi: la fiaba che fa bene agli adulti
Nel libro di Paolo Caredda si respirano atmosfere di un tempo che, forse, non e' piu'
E' una sfortuna che con il passare degli anni le persone smettano di leggere le favole, sfortunatamente i ritmi e le perplessità della vita moderna e della maggiore età non permettono la fruizione continua di uno stile narrativo erroneamente bollato come infantile o pre adolescenziale. Questo pensiero ha contaminato perfino la testa di molti scrittori che rinuniciano in partenza a cimentare le loro menti con un racconto fiabesco per adulti.
C'è chi, fortunatamente, raccoglie la sfida invece e prova a spostare uno stile narrativo legato ad un periodo della vita terminato, per ricordare e ricordarsi che l'orologio biologico è solo una questione di priorità prive di libero arbitrio. In "Altri giorni,altri alberi" Paolo Caredda ci racconta una storia che lega ogni persona sia stata bambina a chi ancora ha la fortuna di sentirsi o volersi sentire un pre adolescente.
"In una Genova parallela e fuori dal tempo, gli Alberi di Natale si scontrano in feroci combattimenti per assicurare la sopravvivenza dei quartieri che rappresentano. L'Albero tutelare di Marassi, Gustavius, è affetto da una grave malattia che contagia anche gli uomini. Riuscirà a sopravvivere allo scontro con Mascherafuturo, lo spietato Albero del quartiere avversario?"
Partendo da questo incipit Caredda ci regala e si regala uno stile narrativo essenziale, divertente e un po' grottsco. Le continue e volute citazione alla cultura pop, che si mescola a quella di maggior spessore divertono e incuriosiscono; viene da pensare che cosa hanno in comune L'uomo tigre e Tim Burton o Terry Gilliam e Ken il Gueriero? Paolo riesce a far coesistere gli opposti rendendoli omogeni nello scorrere delle pagine.
La Genova che ci racconta, ricca di anfratti e di riferimenti reali , vicini alla toponomastica della città odierna e passata risulta essere parte fondamentale dell'opera, Caredda con le sue descrizioni è in grado di raccontare una città ancora più bella rispetto a quella che realmente appare, fatta di un microcosmo di personaggi che recitano ruoli piccoli o grandi soprendendo il lettore in ogni sfaccettatura dei loro atteggiamenti; sapientemente dosati da un autore sicuramente carico di personalità e fantasia.
Leggendo questo romanzo, si va alla ricerca di un tempo che non esiste più, quello dove l' immaginazione si sviluppava tramite tradizione orale, dove le fiabe raccontate dalle nonne o dalle mamme avevano ancora un valore enorme nella formazione culturale di un bambino. Che cresceva ascoltando fantasia di una o più persone umane senza il fitro di un tubo catodico che impera e il cui risultato finale è stato l'omologazione di qualsiasi cosa.
Paolo Caredda pare essere uscito dalla mente di Gianni Rodari e dei fratelli Grimh , con un occhio alla controcultura sociale, è un grande setaccio di quella fantasia che và buttata e quella che occorre conoscere. Per chi crede ancora in Babbo Natale, negli gnomi e si diverte a giocare con un bambino e come un bambino.
Caredda, Paolo, Altri giorni, altri alberi, Isbn edizioni, pp. 202 , euro 16,00
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