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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Cultura
Continua il dibattito lanciato da Raul Montanari sul post-noir Pro-noir o post-noir?Spazio all'introspezione narrativaNasce prima il lettore o lo scrittore? E’ come chiedersi se nasca prima l’uovo o la gallina. Proviamo a rompere il guscio, e a tirare le fila di una discussione che muove attorno al genere noir, e che è nata tra le righe del blog di Satisfiction, il seguito free press culturale.
E’ il 19 ottobre quando lo scrittore Raul Montanari, riferendosi al suo ultimo romanzo, Strane cose, domani, scrive per la prima volta di post-noir, in un carteggio che coinvolge i colleghi Grazia Verasani e Gianni Biondillo. Di che cosa si tratti appare subito chiaro. Montanari spiega che “i procedimenti narrativi e l’atmosfera del noir sono applicati a storie che non hanno al loro centro delitti, indagini, detective criminali”. Un’atmosfera dunque, che non rinuncia alla tensione di fondo ma che dal piano letterario si sposta su quello emotivo, dalla trama si innalza al pensiero, lasciando ampio spazio all'introspezione. Gli fa eco Grazia Verasani, che nella definizione di autrice post-noir si riconosce appieno. Diversamente Gianni Biondillo, che nel piacere ideale del termine si trova a suo agio ma solo per un attimo, sfiduciato, per sua ammissione, nei confronti di giornalisti e critici, incapaci di seguire un dibattito letterario scevro da pregiudizi. Inevitabile la polemica tra lettori, scrittori e benpensanti, che si sono sfogati in dissertazioni a volte un po’ fiacche e spesso di notevole interesse, chi a favore di un nuovo modo di fare letteratura, chi imprigionato nell’idea che una nuova interpretazione del genere nasconda, e nemmeno troppo bene, solamente autopromozione. Non si riprenderà qui la discussione, lasciando agli addetti ai lavori il compito di stabilire cosa è noir, cosa non lo è, e se altre varianti siano possibili. Senza discutere di massimi sistemi, si potrebbe tentare però di ridare valore a chi legge, che non si muove sempre secondo riflessi condizionati dettati dalle leggi di mercato, che ha voglia di sentire che la letteratura lo riguarda, e sa porre l’accento sui temi che più lo meravigliano. Per un lettore meravigliarsi significa ritrovarsi nelle pagine, pensare che le parole che legge sono quelle che avrebbe voluto pronunciare. Per un lettore il vero piacere sta nell’abbandonarsi allo scrittore, che ne raccoglie le sensazioni, e non lo tradisce mai. In questo magnetismo il post-noir si inserisce benissimo, senza pretese di spiegare, ma con la forza di emozionare. Eva Massari 13/11/2009
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