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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Esteri
I russi si sono installati nella base di Nis, in Serbia. Preoccupazioni da parte di Romania e Bulgaria Balcani: tensioni ad est 20 anni dopo la caduta la caduta del muroE' probabile che la base vernga utilizzata come appoggio da parte dell'Fsb, l'erede del famigerato KgbBelgrado - Nis è una città del sud della Serbia, vicino al confine del paese con la provincia separatista del Kosovo autoproclamatasi indipendente. Si trova vicino al confine con la Bulgaria e la Romania, le due nazioni che hanno fatto ingresso nell’Unione europea nel 2007 e che da sei anni sono membri della Nato.
Durante la recente visita a Bucarest il Vice presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ribadito l’importanza strategica che la Romania riveste all’interno della Nato, e la volontà di Washington di tutelarne l’integrità terrioriale. Negli stessi giorni della visita di Biden a Bucarest, Varsavia e Praga, il premier italiano Berlusconi si trovava a colloquio con il suo omologo ed amico russo Vladimir Putin e discuteva amabilmente con lui di energia, sottolineando come l’Italia continuasse ad appoggiare il progetto del gasdotto South Stream, mentre il Presidente russo Medvedev a Belgrado incontrava il Presidente serbo Boris Tadic che sino a qualche ora prima spergiurava l’anelito del suo paese ad una rapida integrazione nell’Unione europea. Durante questa visita la Russia, oltre a dichiarare il suo scontato appoggio alla Serbia dinnanzi alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, che presto dovrà pronunciarsi sulla legittimità della dichiarazione unilaterale d’indipendenza del Kossovo, concludeva con Belgrado l’accordo per aprire una base aerea comune proprio a Nis. Ufficialmente si tratterà di una base di protezione civile congegnata per recare soccorso eventuale alle popolazioni balcaniche colpite da calamità, ma il sospetto è che ì possa ben presto trasformarsi in una base militare vera e propria. Gli americani ,e i loro alleati della Nato, gestiscono una base militare proprio vicino a Nis, all’interno dei confini del Kosovo, chiamata “ Bondsteel” mentre nella base aerea romena Kolganiceanu di Costanza già da molti anni operano forze armate alleate. Entrambi i presidi militari potrebbero trovarsi ora nel raggio d’azione delle forze di sicurezza serbo- russe stanziate a Nis. Preoccupazione a Sofia e Bucarest dove la classe politica, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali, si dice preoccupata per la mossa di Mosca e Belgrado. Fino ad ora Bucarest è stata una delle poche capitali dell’Unione europea a non riconoscere l’indipendenza del Kosovo in quanto, oltre a temere una simile ma remota dichiarazione unilaterale d’indipendenza in Transilvania, si sente stretta tra l’incudine serba ed il ben più pericoloso martello russo, già irritato con la Romania per l’appoggio offerto al cambiamento politico in atto in Moldovia. Spaventata, la Romania ha dunque chiesto maggior protezione al più potente dei suoi alleati e cioè agli Stati Uniti d’America. L’Unione europea, che possiede proprie forze armate in Kosovo e che comprende all’interno dei suoi confini sia Bulgaria che Romania, per ora tace, presa com’è dall’affanno legato alla composizione della nuova Commissione europea e lascia la Serbia, candidata all’integrazione europea, libera di compiere tutte le allegre giravolte politiche che desidera. A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino lungo l’asse centro- orientale del Danubio sembra di sentire nuovamente spirare venti di guerra fredda. Sergio Bagnoli 30/10/2009
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