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Foto Avviso di garanzia alla Moratti: eclissi di legalita' a Milano

Avviso di garanzia alla Moratti: eclissi di legalita' a Milano



Il Sindaco di Milano, Letizia Moratti, è ufficialmente indagata per il reato di abuso d'ufficio a scopo patrimoniale. Questa l'accusa che il Pm della Procura di Milano dottor Alfredo Robledo le ha contestato in relazione alle 90 nomine comunali e consulenze esterne effettuate dalla stessa Moratti dall'inizio del suo mandato fino a qualche tempo fa. Nomine, secondo la Corte dei Conti della Lombardia, illegittime in quanto, molti funzionari, dirigenti e consulenti esterni, non avrebbero nè titoli nè competenze. 

Secondo l'accusa, al Sindaco spetta l'individuazione delle persone da nominare secondo criteri di esperienza, competenza e professionalità, rispettando il principio della pubblicizzazione all'interno della pubblica amministrazione. Non solo: alcune di queste nomine sarebbero avvenute con dolo modificando il regolamento comunale qualche giorno prima delle nomine stesse pagate a peso d'oro, in qualche caso fino a 14 mila euro al mese. 

Assieme al Sindaco Letizia Moratti sono indagate anche altre quattro persone, tra cui l'ex Sindaco di Milano, Pietro Borghini, e attuale direttore generale comunale, accusato di corruzione, abuso di ufficio e truffa aggravata. Gli altri indagati sono il vice direttore generale del Comune, Rita Amabile e Federico Bordogna, ex direttore centrale delle risorse umane, accusati di concussione; Alberto Bonetti Baroggi, capo di gabinetto, accusato di truffa aggravata. 

Forse l'accusa di truffa aggravata si riferisce al fatto che sia Borghini che Bonetti (entrambi Consiglieri Regionali di Forza Italia) una doppia carica che la legge non consentirebbe se attestata dal curriculum vitae, cosa che in questo caso non risulta. Il «danno erariale» però esiste e la Corte dei Conti lo ha calcolato in 152 mila euro per Bonetti e 390 mila euro per Borghini. 

E sulle casse di Palazzo Marino pesano gli «stipendi d'oro» di Borghini e Bonetti (il primo percepiva lo stipendio più alto tra i dirigenti comunali, pari a 279.540 mila euro lordi l'anno, al secondo andavano 140.490 euro) soldi derivanti da un altro incarico non più in Regione ma in Comune. I due dopo 16 mesi non si sono ancora dimessi da Consiglieri Regionali... 

Nell'inchiesta del pm Alfredo Robledo, è emerso da "testimonianze plurime e concordanti" che una decina di funzionari con ruoli di coordinamento, a fine agosto 2006, sono stati convocati dai vertici di Palazzo Marino e messi davanti ad un bivio: andare in pensione decidendo nel giro di tre giorni al massimo o essere demansionati con un taglio dello stipendio che poteva arrivare al 25%. Tali pensionamenti forzati avrebbero azzerato la memoria storica del Comune di Milano recando gravissimi danni all'Amministrazione. 

L'accusa di concussione per alcuni indagati prende le mosse da una serie di testimonianze rese in procura da dirigenti che sarebbero stati costretti a dimettersi. "Dimissioni frutto indebito di costrizioni" si legge nel decreto di perquisizione. L'amministrazione in pratica comunicava di non avere intenzione di rinnovare l'incarico a una decina di alti dirigenti che avrebbero così perso una parte consistente dello stipendio. 

"Avete 3 giorni per decidere" sarebbe stato l'ultimatum partito dal Comune di Milano tra fine agosto e settembre dell'anno scorso. Vite distrutte da un momento all'altro, depressioni, malattie varie, danni biologici e danni esistenziali. La Moratti si difende: "Sono orgogliosa dell'organizzazione che ho fatto e la rifarei", ha detto: "Sono serena e tranquilla - ha aggiunto - lasciamo che la magistratura possa compiere, come è giusto, le sue indagini. Collaboriamo pienamente. Sono certa che si concluderà positivamente. L'attività di indagine è per dirigenti nominati a inizio del mio mandato. L'attività di riorganizzazione che abbiamo fatto ha portato a creare efficienza nella macchina del Comune, riuscendo quindi a mettere più investimenti per i servizi dei cittadini, 94 milioni di euro in due anni e ad abbassare le tasse". 

Con l'insediamento del nuovo sindaco, a maggio 2006, la macchina comunale viene totalmente rinnovata. Il numero dei direttori centrali passa dai 13 della giunta Albertini a 23. E questo desta dei sospetti nei rappresentanti dell'opposizione di Palazzo Marino. Oltretutto lo «spoil system» avviene passando per un nuovo regolamento comunale che consente l'assunzione di persone con incarichi dirigenziali senza un diploma di laurea. 

Altro tasto dolente, l'Ufficio stampa. La magistratura contesta i criteri con cui è stato determinato il numero degli addetti, ventuno. Tutti iscritti all'Albo dei pubblicisti o dei professionisti. Un Ufficio Stampa di 21 giornalisti che nè George Bush, nè Vladimir Putin, nè Papa Benedetto XVI, nè il Presidnete del Consiglio d'Europa, e nè la Regina Elisabetta II d'Inghilterra possono permettersi. Ma la signora Brichetto Anrnaboldi in Moratti, si. 

Fra le varie nomine pesano anche quelle di Paolo Glisenti, residente a Roma, spin doctor del Sindaco pagato 900 euro al giorno ( se pensiamo che a Milano ci sono anziani che devono sopravvivere con 300-400 euro al mese), questo emolumento di Paolo Glisenti grida vendetta davanti a Dio e davanti agli uomini. 

E pesano anche quelle di Carmela Madaffari, ex dirigente di una Asl calabrese, poi approdata a Milano a Palazzo Marino (dopo esser stata trombata alle politiche del 2006 nell'Udc) come dirigente responsabile di famiglia, scuola e politiche sociali e a interim responsabile del settore servizi per fasce deboli. Stipendio annuo oltre 217 mila euro (Borghini in tv aveva detto: "E' bravissima, evidentemente l'aria di Milano le fa bene"). Anche lei residente in provincia di Reggio Calabria. 

Poi pesa la "promozione" del fotografo personale della campagna elettorale di Letizia Moratti ad addetto stampa del Comune, o la nomina a dirigente di una signora nel cui curriculum vitae spicca esclusivamente il fatto di essere stata impegnata nella comunità di San Patrignano, da sempre frequentata e sostenuta dall'attuale sindaco di Milano. 

E inoltre pesano la nomina della segretaria della Lista Moratti tale Marianna Faraci durante la campagna elettorale del 2006 promossa nientepopodimeno che dirigente ai Servizi sociali con uno stipendio di 108 mila euro annui e residente a Catania. La signorina Faraci in campagna elettorale sembrava una benefattrice della Moratti e un'apostola che faceva volontariato. Anche lei premiata. 

Senza contare l'ex vigile urbano della UIL, non laureato, il socialista Albertini con 203 mila euro annui. Infine alcuni membri del Comitato strategico del Comune un organismo inventato dalla Moratti per far posto a personalità di rilievo e di spessore culturale di fronte a una Giunta di basso profilo, scialba e incolore, cui spetta scandalosamente un "gettone" di 2.500 euro per ogni seduta del comitato.

Complessivamente un danno erariale di 11 milioni di euro a fronte di 90 incarichi su un totale di 91 «illegalmente attribuiti». L'inchiesta della Procura della Repubblica di Milano è partita in seguito alla presentazione di due esposti alla Corte dei conti presentati dai consiglieri di centrosinistra, tra cui anche Milly Moratti, cognata del sindaco. 

Risulta inoltre anche un esposto autonomo del consigliere della Lista Fo Basilio Rizzo. "Ma io non ho mai visto il pm Robledo - afferma -. Credo che ci siano altri esposti di ex dirigenti comunali". E proprio i dipendenti del Comune ieri pomeriggio si sono fatti sentire in consiglio. Durante la seduta, una decina di lavoratori appartenenti alla Cgil, ha contestato duramente il sindaco gridando in aula: "Milioni ai consulenti, niente soldi per i dipendenti". 

I dipendenti del Comune, in totale 16mila, chiedono l'aggiornamento dei loro contratti di lavoro con un aumento in busta paga di almeno 30euro. "Noi guadagniamo 1100 euro al mese - dicono - mentre alcuni dirigenti ne guadagnano 900 euro al giorno". 

Il Sindaco Letizia Moratti riferirà in Consiglio comunale già lunedi pomeriggio 3 dicembre. E' stata lei stessa a dare la propria disponibilità. Intanto la sinistra attacca. Lo stesso consigliere comunale Basilio Rizzo ricorda: "Non possiamo avere una struttura amministrativa sotto, e lo dico tra molte virgolette, ricatto della politica perché questo non aiuta la macchina comunale". 

Intanto ieri i carabinieri del nucleo di Polizia giudiziaria di Palazzo di giustizia e i militari della Guardia di Finanza di Milano (Nucleo Spesa Pubblica) hanno fatto il loro ingresso a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, per un atto disposto sempre dal pm Alfredo Robledo, nell'ambito di una nuova inchiesta che riguarderebbe alcuni incarichi assegnati dal Comune ad una pattuglia di consulenti superpagati. Sono stati visitati anche i locali della segreteria del Sindaco e prelevata diversa documentazione. 

Il pubblico ministero Rublero e il procuratore aggiunto Corrado Carnevali, pare, sospettino, che il sindaco di Milano sia coinvolto - con altre persone - in una truffa legata ad assunzioni illecite nel Municipio e all'assegnazione da parte del Comune di incarichi a consulenti esterni per cifre del tutto ingiustificate. 

Milano è sotto choc, era la capitale morale del Paese, e oggi (tranne i consiglieri del Sindaco) non c'è chi non veda l'urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì, urge un recupero di legalità!". 

La Conferenza dei Vescovi italiani emanò il 4 ottobre 1991 una nota pastorale intitolata "Educare alla legalità - Per una cultura della legalità nel nostro Paese". Il 4 settembre 1993, a Chicago, 250 leaders religiosi di tutto il mondo emanarono un documento intitolato "Verso un'etica globale", nel quale si affermò tra l'altro che "con etica globale intendiamo un consenso fondamentale su norme ineludibili ed atteggiamenti personali. Senza un tale fondamentale consenso su un'etica, prima o poi una comunità sarà minacciata dal caos e dalla dittatura e gli individui cadranno nella disperazione". 

Per far ciò prendiamo le mosse dal documento dei Vescovi italiani che è stato ricordato, documento dal quale si apprende innanzitutto la stretta connessione esistente tra il tema della legalità e quello della pace: nell'introduzione infatti i Vescovi affermano che la caduta del senso della moralità e della legalità nelle coscienze e nei comportamenti di molti italiani è fattore che mette a rischio la giustizia nel nostro Paese. Non c'è che dire, quanto ad attualità del messaggio.

I Vescovi dunque accostano moralità e legalità, parlano di formazione delle coscienze al rispetto di questi due valori e di scelte comportamentali conseguenti; paventano la carenza di pace e giustizia quale conseguenza del mancato rispetto di questo imperativo. 

Ma cos'è, secondo i presuli, la legalità? I Vescovi dicono che, essendo l'uomo destinato a vivere in una società, è indispensabile che la vita sociale sia regolata da leggi (secondo l'antico brocardo: ubi societas ibi ius): se tali regole mancano oppure se non sono rispettate, la forza prevale sulla giustizia. La legalità viene perciò definita come il rispetto e la pratica delle leggi e viene considerata condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini. 

Se poi si aggiunge il riferimento della Rivelazione all'origine divina del potere umano (Gesù dice a Pilato che egli non avrebbe alcun potere se non gli fosse stato dato dall'alto. Dal canto suo, San Paolo,scrive che non esiste autorità se non proviene da Dio ed esorta all'obbedienza anche con riguardo alle tasse) si comprende come il rispetto della legalità sia, secondo i Vescovi, non un atto formale ma un gesto personale che trova la sua giustificazione nell'ordine morale.
Dunque ed infine, se cade il senso di legalità, ciò può essere dovuto a due fattori fondamentali: 

 - il modo di gestire il potere e di formulare le leggi;
 - il modificato senso di solidarietà tra gli uomini e la loro moralità. 
 
Quanto al primo aspetto, è chiaro che la responsabilità ricade sugli uomini delle istituzioni; quanto al secondo, è compito di ogni cittadino nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità coltivare e promuovere il senso di legalità. In questa direzione deve andare anche quella fondamentale aggregazione di cittadini che è la Chiesa italiana in tutte le sue articolazioni. Partiamo dunque dal primo aspetto. Cosa deve fare il potere politico per promuovere un autentico senso di legalità, per educare alla legalità (posto che, pur non essendo per definizione lo Stato democratico uno Stato etico, è inevitabile che la legge abbia un valore educativo giacché rappresenta la "consacrazione" di un sistema di valori fatto proprio dal Legislatore del tempo)? Deve tra l'altro, secondo i Vescovi, assicurare il rispetto di alcune condizioni evidenziate nella nota citata
- l'esistenza di chiare e legittime regole di comportamento che temperando gli istintivi egoismi individuali o di gruppo antepongano il bene comune agli interessi particolari;
 - la correttezza e la trasparenza dei procedimenti che portano alla scelta delle norme e alla loro applicazione, in modo che siano controllabili le ragioni, gli scopi e i meccanismi che le producono;
 - la stabilità delle leggi che regolano la convivenza civile;
 - l'applicazione anche coattiva di queste regole nei confronti di tutti, evitando che siano solo i deboli e gli onesti ad adeguarvisi, mentre i forti e i furbi tranquillamente le disattendono. 

Nella società del 1991 i Vescovi denunciarono il difetto di questi requisiti minimi, evidenziando in particolare che:

 - lo Stato è divenuto sempre più debole: affiora l'immagine di un insorgente neo-feudalesimo, in cui corporazioni e lobbies manovrano la vita pubblica, influenzano il contenuto stesso delle leggi, decise a ritagliare per il proprio tornaconto un sempre maggiore spazio di privilegio;
 - le leggi, che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni, sono spesso il frutto di una contrattazione con quelle parti sociali più forti che hanno il potere di sedersi, palesemente o meno, al tavolo delle trattative, dove esercitano anche il potere di veto. Tutto ciò ha portato ad elevare al massimo il potere ricattatorio di chi ha una particolare forza di contrattazione, ad aumentare il numero delle leggi "particolaristiche" (cioè in favore di qualcuno) e di ridurre invece drasticamente le leggi "generali", vanificando così le istanze di chi non ha voce né forza;
 - le violazioni della legge non hanno spesso un'effettiva sanzione o perché sono carenti le strutture di accertamento delle violazioni, o perché le sanzioni arrivano in ritardo, rendendo in tal modo conveniente il comportamento illecito. Anche la classe politica, con il suo frequente ricorso alle amnistie e ai condoni, a scadenze quasi fisse, annulla reati e sanzioni e favorisce nei cittadini l'opinione che si può disobbedire alle leggi dello Stato. Chi si è invece comportato in maniera onesta può sentirsi giudicato poco accorto per non aver fatto il proprio comodo come gli altri, che vedono impunita o persino premiata la loro trasgressione della legge. 

C'è da chiedersi, dunque, se nel 2007, sia cambiato qualcosa con riferimento all'esistenza delle condizioni minime appena menzionate. Con riguardo agli interessi perseguiti da alcune leggi dello Stato, il tema è di scottante attualità ed è stato abbondantemente dibattuto.
Quanto agli altri aspetti, dicevano i Vescovi, come si è visto, che il sistema deve garantire mezzi e risorse perché si accertino e si sanzionino gli illeciti che producono un abbassamento della cultura di legalità perché premiano i furbetti del Palazzo e scanzonano gli onesti. Se dunque oggi, alla fine del 2007 nulla è cambiato rispetto al 1991, occorre attenzione alla necessità che siano i cittadini stessi a formarsi una coscienza attenta al rispetto della legge. In altre parole, il rispetto della legge deve oggi più che mai essere assicurato da un'opera di educazione svolta dalle nostre comunità, dalla base e dalla scuola. Con l'ecclissi della legalità che c'è oggi a Milano, è necessario promuovere moralità e legalità, la prima intesa come " libera accoglienza interiore ed esteriore di ogni giusta norma" e la seconda quale "comportamento in linea con la normativa vigente, qualunque essa sia"; è necessario tener presente quanto diceva il Concilio Vaticano II sul punto: "Sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell'uomo moderno, e osservare, gli obblighi sociali" (Gaudium et spes n. 30).
Insomma, ai cittadini onesti di Milano, è chiesto di farsi all'interno dell'attuale società coscienza critica e testimonianza concreta del vero senso della legalità.

Alberto Giannino
30/11/2007








Commenti a questo articolo (1)


1.eclissi della giustizia
Segnalo un intollerabile caso di mala giustizia, determinato dalla sudditanza (solo psicologica?)verso i c.d. "poteri forti",descritto nel mio articolo:"Eclissi della giustizia:un caso emblematico", on line nel mio blog ed in vari siti
(da Federico Pellettieri - 2/21/2009)       Segnala come inadeguato
2.eclissi della giustizia
Segnalo un intollerabile caso di mala giustizia, determinato dalla sudditanza (solo psicologica?)verso i c.d. "poteri forti",descritto nel mio articolo:"Eclissi della giustizia:un caso emblematico", on line nel mio blog ed in vari siti
(da Federico Pellettieri - 2/21/2009)       Segnala come inadeguato
3.sindaci in galera
www.areagiuridica.com reca illegitimo demansionamento estromissione eliminazione dallo ufficio di un lavoratore,condanna datoriale(dopo 6 anni di processi)al reintegro esclusivamente nelle mansioni precedentemente svolte,reintegro eseguito dall'ufficiale giudiziario al termine dell'ulteriore processo di esecuzione,rentegro ritenuto nullo dal I°giudicante e dal tribunale collegiale il quale reputa necessario il giudizio di ottemperante,dinanzi al tar,a sentenza passata in giudicato,fra 10/15 anni
(da giuliano - 9/6/2008)       Segnala come inadeguato

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