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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Cultura
L'Italia deve puntare sul binomio cultura-tecnologia Musei virtuali: non basta la parola!Cifre da capogiro per una nuova realta': sono attendibili?Sei milioni di visitatori on line, 700 milioni di consumatori europei, un mercato da 5 miliardi, questi sono alcuni dei valori trionfalmente annunciati per descrivere la situazione dei musei in Rete.
Le cifre strombazzate da autorevoli media, nell’ultimo periodo del 2008, mettono in evidenza solo la presenza dei musei sul web senza preoccuparsi di distinguere la modalità e, soprattutto, le differenze sostanziali tra i siti italiani e stranieri. Il Rapporto 2008 di Civita, associazione no profit, attiva nel settore dei beni culturali, come i servizi del Sole 24Ore hanno suscitato un grande ottimismo, ma queste inchieste non contribuiscono alla comprensione del perché in Italia siamo ancora ai tempi della pietra tecnologica in questo settore e, innanzitutto, non aiutano a comprendere la differenza tra un museo “on line” e un museo “virtuale”, entrambi i termini usati come banali sinonimi. Differenza che è del tutto evidente agli altri paesi europei, che investono molte risorse per la promozione on line del loro patrimonio artistico realizzando musei degni di essere definiti virtuali interattivi e multimediali. A questo punto la distinzione indispensabile, e non linguistica, è tra la dimensione “on line” e presenza “virtuale”. Se l’errore è generato dal linguaggio comune per il quale il significato di “virtuale” include qualsiasi surrogato della realtà in formato digitale, da un punto di vista tecnologico la “realtà virtuale” si riferisce ad un particolare tipo di simulazione interattiva nella quale lo spettatore, attraverso il monitor di un computer, può esplorare ed interagire con una rappresentazione tridimensionale degli ambienti, provando la sensazione di essere nell’ambiente reale. Come ad esempio accade nell’innovativo progetto dedicato alla Galleria dell’Accademia di Firenze, ideato dalla azienda Alphabeti (www.alphabeti.it), che utilizzando la realtà virtuale fotografica interattiva e multimediale (I’MVR®) presenta una visita guidata dell’intero museo con la possibilità di osservare in altissima qualità le opere custodite e, in particolare, il David di Michelangelo. Una modalità di esplorazione che è stata adottata in parte anche dal Louvre, dal Prado, dai Musei Vaticani e che sarà la novità del 2009 della Pinacoteca Ambrosiana per i 400 anni dalla sua fondazione. E’ chiaro, quindi, che il museo virtuale è una presenza sul web possibile ma complessa, non è un semplice sito web attraverso il quale l’istituzione culturale si presenta al pubblico on line con pagine web standard che contengono contenuti multimediali (testi, immagini, file audio), informazioni utili oppure fornendo i biglietti d’ingresso. Creare musei virtuali vuol dire realizzare format editoriali e tecnologici, che sono utili strumenti sia per la comunicazione sia per la didattica. Questa la vera differenza. In particolare, bisogna sottolineare che le ricostruzioni di ambienti archeologici o la realizzazione di contenitori espositivi tridimensionali che offrono molteplici opportunità, permettendo: l’accesso a monumenti difficilmente raggiungibili perché situati in luoghi remoti o inaccessibili al pubblico; la riproposizione di realtà e oggetti non più esistenti dei quali sono rimasti solo frammenti; una fruizione senza confini spazio temporali portando l’oggetto all’utente; la ricontestualizzazione degli oggetti; la presentazione di ipotesi scientifiche differenti. La classifica 2008 dei musei on line più visitati vede al primo posto il Louvre e le sopracitate indagini mostrano che l'indice di gradimento dei visitatori virtuali aumenta se i musei si presentano davvero nella forma “virtuale”, ma questo non accade nel nostro Paese. L’Italia e il suo patrimonio artistico vinceranno la vera sfida dei grandi numeri di presenze nei musei, se punteranno in maniera innovativa e seria sul binomio cultura e tecnologia: format innovativi e strategie che permetteranno di trovare il nuovo slancio offerto dalla Rete. Nessuno vuole mettere in discussione i passi in avanti che hanno portato di triplicare la presenza dei musei italiani sul web, ma è altrettanto evidente l’arretratezza della nostra comunicazione on line, ancora di più l’approssimazione delle informazioni in questo settore e la mancanza di approfondimento da parte dei media che non portano mai alla luce le poche e vere novità prodotte spesso da piccole realtà aziendali vero motore creativo ed economico del nostro Paese. Lara Mais 22/1/2009
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