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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.170 del 6/19/2013 |
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Esteri
Il partito socialdemocratico testa a testa con il centro- destra, successo del Partito Popolare magiaro Si decide in Transilvania il futuro della vita politica romenaL'election day a Novembre favorisce pero' l'astensione: piu' di un romeno su due e' rimasto a casaBucarest - Tutto come previsto o quasi: gli ultimi sondaggi, effettuati a poco più di una settimana dal voto, avevano previsto un’avanzata dei socialdemocratici di Mircea Geoana alle elezioni politiche generali di ieri, ultima domenica di Novembre, così è stato in parte, ma non è bastato ad assicurare alla sinistra il governo della nazione. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio elettorale centrale, relativi ad un numero di seggi scrutinati pari ai due terzi del totale, il partito della sinistra, fortemente radicato nelle campagne e tra gli anziani, ha raggiunto una percentuale oscillante tra il 33 ed il 34% dei voti, la stessa percentuale grosso modo del Partito Liberal- Democratico, che tra l’ altro esprime il Presidente della Repubblica Traian Basescu.
Nettamente staccato il Partito Liberal- nazionalista del premier uscente Calin Popescu Tariceanu, inchiodato al 18%. Il Partito popolare dei magiari di Romania invece ha conseguito un risultato storico, attestandosi sul 6,5% dei voti validamente espressi. Questo vuol dire che il partito di raccolta degli ungheresi di Transilvania e Maramures ha fatto il pieno dei voti di etnia magiara, essendo la percentuale di ungheresi residenti entro i confini romeni per l’appunto pari alla stessa percentuale. Il compito di dare l’incarico per la formazione del nuovo governo ora tocca al Capo dello Stato. Basescu ha fatto sapere di gradire un esecutivo condotto da una persona con l’esperienza necessaria per fronteggiare l’attuale crisi economica globale che minaccia di colpire anche la Romania. Già le due maggiori fabbriche automobilistiche del paese, e cioè la Dacia, gruppo Renault, e la Ford di Craiova hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Tutto lascia presagire che entro venti giorni si potrà insediare il nuovo esecutivo a guida democratica e composto oltre che dal partito di centro, che vede in Basescu la propria guida, dal partito nazional- liberale che però essendo stato ridimensionato non potrà rivendicare la guida del governo e dal partito popolare dei magiari di Romania, vera e propria sorpresa di questa tornata elettorale. Il successo dell’Udmr riflette la protesta del Nord del paese, cioè della Transilvania che, pur rappresentando la parte più evoluta del paese, si sente bistrattata da Bucarest. Nessun percorso autostradale di rilievo, solo 3 chilometri rispetto ai circa 250 del resto della Romania, un bilinguismo esistente solamente sulla carta, nessuna autonomia amministrativa pur rappresentando la regione la maggior zona multietnica ( romeni, sassoni ed ungheresi) dell’Unione Europea. La minoranza magiara della Transilvania e del Banato, infatti, è la minoranza più consistente, residente al di fuori della madre- patria, di tutti i 27 paesi dell’Unione europea. Pure il presidente Basescu, che ad onor del vero ancora venerdì ha spezzato una lancia a favore della costruzione in quattro anni dell’autostrada transilvanica ( Bucarest- Brasov- Cluj- Oradea- Budapest) e di una ferrovia più veloce dell’attuale tra Costanza ed il Nord del paese, che affianchi grosso modo il tracciato autostradale, pur essendosi a volte espresso contro l’autonomia amministrativa di questa regione dovrà fare i conti con le richieste dell’Udmr se vorrà regalare alla Romania un governo fermo e stabile in grado di guidarla attraverso le turbolenze economiche internazionali. Probabile premier sarebbe il democratico Theodor Stolojan che si è detto pronto a formare un esecutivo in meno di una settimana. Clamorosa delusione dunque per Mircea Geoana ed il suo Psd che, nonostante avesse confidato in una netta vittoria nel paese, non potrà dar corso alle sue misure populiste, raddoppio dei salari e bonus di rientro ( 20.000 Euro a famiglia) per i romeni emigrati all’estero, su cui aveva impostato tutta la sua campagna elettorale. Basescu , come si ricorderà, la settimana scorsa aveva preannunciato di non gradire un premier come Mircea Geoana che, qualora avesse concretizzato per intero il suo programma elettorale, avrebbe potuto portare le casse della Romania alla bancarotta. Secondo i dati quasi definitivi, ed al netto delle contestazioni, i romeni lo dovrebbero aver accontentato. Da ultimo non si può non osservare come la fissazione tradizionale dell’election – day a Novembre sia assolutamente controproducente in un paese freddo e nevoso come la Romania: ieri si è recata alle urne poco meno della metà degli aventi diritto, nonostante gli appelli dei politici,. non tanto per disaffezione ma anche e soprattutto per le condizioni atmosferiche avverse. Se la Romania vuole veramente diventare una nazione democraticamente progredita forse sarebbe meglio fissare l’election- day in tarda primavera al fine di favorire la partecipazione. Sergio Bagnoli 2/12/2008
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