Presentato in concorso a Venezia, il nuovo film di Kenneth Branagh, tratto dalla piece omonima di Anthony Shaffer, conferma l'amore del regista inglese per il teatro, anche se questa volta a fargli da ispirazione non è il suo amato Shakespeare, ma quello che può essere considerato il suo nume tutelare e cioè Laurence Olivier, protagonista insieme a Michael Caine del film "Gli insospettabili", datato 1972, per la regia di Joseph L. Mankievicz e di cui "Sleuth" è il remake.
Rispetto alla prima versione questa vede di nuovo protagonista Michael Caine, ma nel ruolo che fu di Olivier, quello di un ricco uomo di affari che 'invita', con la scusa di un drink, ad un vero e proprio gioco al massacro il giovane amante della moglie, interpretato da Jude Law, ormai dichiarato erede di Caine, soprattutto dopo la sua performance nel remake di "Alfie", che nel lontano 1966 rese celebre l'ormai quasi settantacinquenne attore inglese.
Questo affascinante giuoco delle parti, quasi un dichiarato omaggio di Branagh al cinema e al teatro inglese, e la sceneggiatura del Premio Nobel per la letteratura Harold Pinter, avvezzo ormai a thriller claustrofobici (basti ricordare su tutti gli splendidi adattamenti de "Il servo" e "L'incidente" entrambi di Joseph Losey) forniscono più di un motivo di interesse per andare a vedere il film.
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