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Foto Congo, 4 milioni di morti e 1 milione di sfollati

Goma e' praticamente accerchiata dall'esercito di Laurent Nkunda

Congo, 4 milioni di morti e 1 milione di sfollati

Un rapporto riservato dell'Onu denuncia la grave situazione

Kinshasa - La Repubblica democratica del Congo, ex Zaire, ex Congo belga, è uno dei paesi più grandi, più ricchi di risorse e più poveri del martoriato continente africano, ed è dove il grande scrittore Joseph Conrad, ambientò il suo capolavoro. 

Il romanzo “Cuore di tenebra”, si svolge all’epoca della colonizzazione belga, quando il Congo, che è il terzo Stato africano in ordine di grandezza dopo il Sudan e l’Algeria, era proprietà personale del sovrano del belgio, re Leopoldo II, che organizzò un inaudito sistema di sfruttamento intensivo delle risorse naturali del paese. In primo luogo della gomma selvatica, o caucciù, per estrarre la quale ridusse in schiavitù un numero sterminato di africani, costretti ai lavori forzati. 

Era un sistema di sfruttamento che in qualche modo anticipava quello nazista e il loro concetto di annientamento tramite il lavoro. In effetti, la maggioranza degli indigeni morì di sfinimento a causa dello sfruttamento a cui era sottoposta. Si calcola che durante il periodo di dominio personale di Leopoldo morirono circa 10 milioni di indigeni.
 
All’inizio degli anni 60 il gigante africano riuscì a ottenere l’indipendenza dal minuscolo Belgio. Ma fu l’inizio di un lunghissimo incubo di cui ancora oggi non si vede la fine. L’eroe dell’indipendenza Patrice Lumumba, uno dei grandi personaggi dell’Africa moderna, non riuscì ad impedire le atroci violenze che subirono molte famiglie belghe all’indomani dell’indipendenza. Il governo di Bruxelles mandò allora soldati e mercenari per difendere i suoi cittadini, molto numerosi nella ricchissima regione minerarira del Katanga, e ne sostenne massicciamente la secessione. 

Della situazione approfittò Laurent Desiré Mobutu, ex giornalista diventato rapidamente capo di Stato maggiore, che rovesciò il governo di Lumumba e, sostenuto dal Belgio e dagli Stati Uniti, lo arrestò e lo fece uccidere. Così l’Africa perse uno dei suoi migliori leader e guadagnò uno degli uomini più corrotti, più incompetenti e brutali che si sia mai visto su quello sfortunato continente, il quale decise di africanizzare il proprio nome in Mobutu Sese Seko. Il Presidente decise che perfino il paese doveva cambiare nome, e così il Congo fu ribattezzato Zaire. 

Mobutu divenne il padre-padrone del paese e ne saccheggiò impunemente le risorse, lasciando la popolazione nella più sordida miseria. Le cose iniziano a cambiare nel 1994, dopo l’atroce genocidio nel Ruanda, un piccolo Stato ai confini orientali del Paese. Più di due milioni di fuggitivi si rifugiarono entro i confini del paese retto da Mobutu. Erano Hutu, l’etnia che aveva scatenato il genocidio contro i tutsi, l’altro gruppo etnico presente nel paese. Gli hutu scappavano davanti alle milizie tutsi, che dopo il massacro avevano preso il sopravvento aiutati dai vicini, il Burundi e, soprattutto, l’Uganda. 

Con i rifugiati, però, si trovavano numerosi miliziani che avevano preso parte al genocidio, e iniziarono a dare la caccia ai tutsi di nazionalità conogolese. Invece di difendere i propri cittadini, Mobutu, aiutò gli estremisti hutu contro la sua stessa gente. I tutsi congolesi, allora, decisero di unirsi agli oppositori del dittatore e, con il sostegno dell’Uganda, formarono l’Alleanza delle forze democratiche per la liberazione dello Zaire (Afdl), guidato da Laurent Desiré Kabila. Scoppiò così la Prima guerra del Congo. Nel 1997 Mobutu fu costretto a fare fagotto e a scappare in Marocco, dove morì poco, mentre Kabila si installava al suo posto. 

Grandi erano le speranze e immensa fu la delusione quando Kabila si rivelò addirittura peggio del suo predecessore. I tutsi ugandesi e ruandesi, suoi alleati, spadroneggiavano nel paese. Il loro scopo era sfruttare le risorse minerarie del Congo a tempo indeterminato e si comportavano da padroni con gli stessi congolesi. Era palese che Kabila fosse una marionetta nelle loro mani. A un certo punto, però, il Presidente ordinò loro di tornarsene a casa, ma essi rifiutarono. Ecco allora la Seconda guerra del Congo. Una piaga che flagellò il paese dal 1997 al 2003 e che coinvolse ben 9 nazioni africane, con più di 30 formazioni militari in campo. 

Un monumento alla follia umana, rosso come il sangue dei 4 milioni di morti che questo conflitto, il più cruento della Storia dopo la Seconda guerra mondiale, ha lasciato a marcire sull’umido terriccio del paese. Alla fine le principali parti in causa riuscirono faticosamente a raggiungere un accordo che, nel 2003, portò ad un governo di transizione. 

Ma in Congo sembra che la storia si ripeta più spesso che altrove, ed ecco che spunta un altro pseudo-generale, Laurent Kunda, un congolese di etnia tutsi che nell’agosto scorso ha deciso di rompere la tregua d’armi e che, sostenuto da Kigali, ha ripreso le operazioni militari. Il 2 ottobre Nkunda ha lanciato un appello su BBC Africa a favore di un’insurrezione generale contro il governo centrale e, dalle sue roccaforti montagnose ai confini orientali del paese, ha dato il via a una serie di violentissimi attacchi che avrebbero come obiettivo Goma, la più grande città della regione. 

Gli scontri sono di una estrema violenza e si stanno svolgendo in zone con un’ alta densità di sfollati. Le popolazioni civili sono ripiombate nel cuore dell’inferno. Secondo un rapporto riservato dell’ONU sarebbero già più di 100 000 le persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni a causa degli scontri. “Stiamo accogliendo decine di feriti”, ha dichiarato un medico dell’ospedale di Tutshuru, a qualche decina di chilometri di distanza.
 
Laurent Kunda, alla testa del Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp) è riuscito ad impadronirsi del grande campo militare di Rumangabo, vicino a Goma e avrebbero poi installato il suo quartier generale nei pressi del più importante asse stradale della zona. Ormai sembra che l’accerchiamento della città sia solo una questione di tempo. Se la comunità internazionale non agirà con urgenza per impedire lo scatenarsi di un altro conflitto regionale, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. 

Nel suo grande romanzo Conrad definisce il Congo, “area di tenebra”, ma forse non è altro che uno specchio oscuro su cui si riflette l’eterna follia dell’uomo. 

Massimo Alberico







11/10/2008








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