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Spettacolo
Foto 'Decameron Pie'

Boccaccio ritorna....e si rivolta nella tomba

'Decameron Pie'

Sollazzevoli storie di mogli guadenti e di mariti impenitenti

Prodotto da Dino De Laurentiis e diretto da David Leland, arriva nelle nostre sale "Decameron Pie", il capitolo cinquecentesco (?) della serie “American Pie”. Leland spiega il perché di Boccaccio: “Boccaccio è stato geniale nel modo in cui ha legato fra loro le singole storie. Il Decameron è un classico della letteratura da 600 anni proprio perché leggerlo è un vero piacere. In esso c’è tutto ciò che caratterizza gli esseri umani e i loro desideri. Non è un caso che la gente lo apprezzi e non è un caso che Chaucer e Shakespeare ne siano stati ispirati. Il libro mette in scena uno spiccato appetito per l’amore e celebra la natura umana. Aiuta a comprendere la dinamica fra gli uomini e le donne. Boccaccio chiaramente aveva le sue categorie di persone che amava prendere di mira: i ricchi, i potenti, il clero, i cattolici, le suore, gli stupidi con le belle mogli, mariti raggirati dalle consorti e l’istituzione stessa del matrimonio. Questi erano i bersagli preferiti di Boccaccio, che amava raccontare anche le storie più piccole, quelle magari sviluppate da barzellette sconce che la gente si raccontava all’epoca, nelle taverne. Alcuni racconti erano lugubri e misteriosi, con elementi alla Grand Guignol, in cui si uccide per passione. Le trovo straordinarie! Decameron Pie esce Venerdì 5 settembre

Nel XIV secolo Firenze è la città dei piaceri, sontuosa e propsera, una città d'arte e cultura dove gli abitanti si godono la vita. Ma nel 1346 tutto cambia. La città è devastata da un flagello che non lascia scampo, "La Peste Nera". Lorenzo de Lamberti (Hayden Christensen), giovane e innocente avventuriero, preso di mira dal perfido Gerbino (Tim Roth) decide di scappare dalla città trovando rifugio in un convento dove diventa giardiniere. Pampinea Anastagi (Mischa Barton), figlia unica di una famiglia ricca e rispettata, si ritrova di colpo orfana a causa della peste. Gerbino che vorrebbe mettere le mani su di lei e sui suoi soldi, minaccia di confiscarle la casa se non accetta di sposarlo. Pampinea riesce ad opporsi alla richiesta confidandogli che è stata promessa in sposa a un Conte russo già in viaggio verso Firenze...

Nonostante "Decameron Pie" sia ambientato durante il Rinascimento, uno degli aspetti più importanti del film, era il suo ‘appeal’ nei confronti del pubblico moderno. I produttori volevano che il film non fosse ancorato a triti cliché tipici dei film in costume, bensì che avesse un look e uno stile nuovi, diversi. La scenografia e i costumi hanno svolto un ruolo importante, per ottenere questo risultato. Per i costumi, i produttori hanno scelto Roberto Cavalli, lo stilista di fama internazionale che ha di recente creato il guardaroba del cast di "Sex and the City".

Il "Decamerotico" i cui titoli, tra un "Decameron n° 2… Le altre novelle del Boccaccio" (1972) di Mino Guerrini e un "I racconti di Viterbury-Le più allegre storie del '300" (1973) di Mario Caiano, per non parlare di titoli che valgono più del film tra i quali “…E si salvò soltanto l’Aretino Pietro con una mano davanti e l’altra dietro” (1972) di Silvio Amadio o “Quant’è bella la bernarda tutta nera e tutta calda” (1973) di Lucio Giachin, è stato negli anni ’70 un filone prolifico animato da un gineceo (irripetibile) di bellezze muliebri e prosperose, ispirato a storie che non facevano altro che sfruttare i soggetti delle novelle scritte da Giovanni Boccaccio nel XIV secolo, per inscenare improbabili collage di sesso e ironia, pur mantenendo una dignità cinematografica di tutto rispetto. “Decameron Pie” però sembra più orientato ad inserirsi nel declino del genere, dove opere come “Fratello homo, sorella bona” (1972) di Mario Sequi, non erano altro che esili barzellette da caserma. Del resto, qui, oltre ai (soliti) doppi sensi ed abbondanza di tette al vento (qui abbiamo anche, per chi si fosse perso il calendario, quelle della nostra ex-velina Elisabetta Canalis), non c’è molto altro e il film si regge su una vulgata tipica della comicità televisiva volgar-popolare, con aggiornamenti su lap-dance (ma che c’entra?), eiaculazione più o meno precoce e la mungitura di una vacca quale allusione alla masturbazione maschile.

Se gli adolescenti fan di Lucignolo (di cui il film sembra un clone: resta da stabilire se è peggio il prototipo o il seguace), avranno di che sollazzarsi con la visione di nudi (ipocritamente casti), le fanciulle dall'animo romantico troveranno nel casto bacio tra Lorenzo e Pampinea un motivo per proseguire la visione del film…forse 

Fabrizio Fogliato
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4/9/2008


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