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la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
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Esteri
Rischio crisi umanitaria nelle regione separatiste dell'ex repubblica sovietica Georgia, pulizia etnica in Abkhazia e Ossezia del sudLo denuncia la Croce Rossa italianaRoma 17 lug. - Sono oltre 280.000 i cittadini della Georgia che a causa del conflitto interno del 1992/1993 hanno dovuto abbandonare l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud e che tuttora vivono in condizioni disagiate, profughi nel loro stesso Paese. La situazione attuale, dalle notizie che giungono dal quel Paese, risulta essersi particolarmente aggravata. Lo denuncia il Comitato centrale della Croce Rossa italiana.
Delle condizioni in Georgia si è parlato ieri a Roma nel corso di una conferenza stampa dal titolo “Georgia 2008: verso una nuova crisi umanitaria internazionale?”. La Croce Rossa Italiana è al riguardo impegnata per il rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e dello stato di vita della popolazione civile georgiana. All’incontro, moderato da Massimo Barra, presidente nazionale della CRI, sono intervenuti il sen. Filippo Berselli, presidente della Commissione Giustizia del Senato, l’on. Leoluca Orlando, membro della Commissione Affari Esteri della Camera, e Lelio Niccolò Orsini, vicepresidente dell’associazione italo-georgiana “Scudo di San Giorgio”. “La Croce Rossa - ha sottolineato Massimo Barra (nella foto) - è interessata esclusivamente agli aspetti umanitari della questione”. Auspicando un intervento del Governo Italiano come mediatore e portatore di pace il presidente della CRI ha anche scritto nei giorni scorsi al ministro degli Esteri, Franco Frattini, per sottoporgli “la problematica situazione in cui versano oltre 280.000 cittadini della Georgia che dal 1992/1993 hanno dovuto abbandonare le regioni georgiane dell'Abkhazia e dell’Ossezia del sud a causa della ‘pulizia etnica’ sviluppatasi nell'ambito dei conflitti interni, sospinti anche da forze esterne”. Nel documento Barra esprime inoltre viva preoccupazione “per le condizioni di vita degli sfollati di oggi e per le conseguenze che un deteriorarsi della situazione in atto nelle regioni secessioniste potrebbe comportare per la popolazione civile in Georgia”. Il sen. Berselli ha promosso di recente la nascita dell’Intergruppo parlamentare “Amici della Georgia”, con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo italiano e l’Unione Europea “affinché – ha auspicato Berselli - il problema possa risolversi in via diplomatica, non soltanto per i 280.000 sfollati, ma per la sicurezza dell’intero nostro continente”. “La Russia – scrive Berselli ai parlamentari italiani – che dovrebbe esercitare il ruolo di forza di interposizione per il mantenimento della pace, ha invece attribuito, violando la sovranità territoriale della Georgia, la cittadinanza russa ai cittadini delle due regioni georgiane”. Leoluca Orlando ha presentato nei giorni scorsi una interrogazione parlamentare alla Commissione Affari Esteri per sapere come il Governo italiano intenda intervenire per ripristinare principi di legalità internazionale nella regione caucasica. Nel corso dell’audizione del 15 luglio del presidente della Commissione Europea, Jose' Manuel Barroso, svoltasi in sede di Commissioni Esteri di Camera e Senato congiunte, Orlando ha anche richiamato l'attenzione dell'Unione Europea sulla situazione della Georgia. “C’è il rischio - ha sottolineato Orlando - di una nuova emergenza umanitaria e della deflagrazione di un nuovo conflitto militare tra le regioni dell’Abkhazia e dell’Ossezia e la Federazione Russa. Non è in gioco il ruolo del Governo italiano, ma il ruolo stesso dell’Unione Europea”. “Il Governo georgiano - ha aggiunto Lelio Niccolò Orsini - sta facendo tutto il possibile per risolvere la crisi interna con la regione dell’Abkhazia, addirittura proponendo la vicepresidenza del Paese ad un esponente secessionista abkhazo e concedendo loro anche posti di rilievo in tutte le istituzioni governative”. Orsini ha poi letto una lettera di Kakha Kaladze, il calciatore georgiano del Milan, indirizzata a Barra. “Il mio primo pensiero va ai 280.000 georgiani sfollati dalle loro regioni di appartenenza che vivono nella quindicennale attesa di ritornare alle loro case e alla loro vita di secolare convivenza pacifica con le minoranze etniche presenti nelle loro regioni”. “La nostra speranza - ha concluso il vicepresidente dello Scudo di San Giorgio - è che l’Italia prenda una posizione più decisa per una sua eventuale mediazione internazionale”. Informazioni su www.sos-georgia-abkhazia.org 17/7/2008
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