|
la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.245 del 9/2/2010 |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Esteri
In attesa del prossimo incontro tra Solana e Jalili, qualcosa si muove nel complesso gioco della politica iraniana Critiche ad Ahmadinejad da parte del portavoce di KhameneiIl consigliere Velayati chiede agli osservatori internazionali di ignorare le “dichiarazioni illogiche e provocatorie” che provengono da TeheranTeheran, 8 lug.- “I funzionari e gli esperti politici internazionali, di fronte alla questione nucleare iraniana, devono evitare di lasciarsi fuorviare dalle “dichiarazioni illogiche e provocatorie” provenienti da certi esponenti di Teheran”. Questa dichiarazione dell’ex Ministro degli Esteri della Repubblica Islamica e attuale consigliere per gli Affari Internazionali della Guida Suprema, Ali Akbar Velayati, nel corso di un’intervista al quotidiano conservatore Jomhouri Eslami lo scorso 1 luglio, ha nuovamente attirato l’attenzione internazionale sul negoziato sul nucleare iraniano nonché sulle dinamiche politiche interne al governo di Teheran. Per capirne la tempistica e l’impatto, occorre forse un breve “riassunto delle puntate precedenti”.
Lo scorso 14 giugno l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea Javier Solana presenta ai responsabili del negoziato nucleare del governo di Teheran una proposta per la risoluzione della crisi. La proposta è una sorta di versione rivista del cosiddetto “pacchetto Solana”, il piano di incentivi tecnologici e economici offerti sempre dal rappresentante europeo nell’agosto del 2006 ma rifiutato dalle autorità iraniane. L’accordo propone, infatti, una cooperazione internazionale allo sviluppo del nucleare civile iraniano, abbinata ad un ampliamento degli scambi in settori come l’aeronautica, l’energia, l’alta tecnologia e l’agricoltura in cambio della sospensione del programma di arricchimento dell’uranio. Alla proposta di Solana fa seguito una controproposta iraniana, fatta pervenire all’Alto Rappresentate lo scorso 4 luglio tramite una lettera del Ministro degli Esteri Mottaki, che ribadisce l’opposizione di Teheran alla sospensione del proprio programma di arricchimento dell’uranio. Nel frattempo il 23 giugno l’Ue impone nuove restrizioni alle attività finanziarie della Repubblica Islamica in Europa, sancendo la chiusura delle filiali europee della più importante banca iraniana, la Melli. La tempistica di quest’ultimo giro di vite nei confronti di Teheran indica dunque da parte dell’Europa il proseguimento della strategia del doppio binario, che prevede fermezza nei confronti del programma nucleare iraniano, ma anche apertura di fronte a qualsiasi spiraglio negoziale offerto dalle autorità di Teheran. L’ultimo aggiornamento è giunto lo scorso venerdì, quando la portavoce di Solana Gallach ha parlato di una comune intenzione dell’Alto Rappresentante e del responsabile iraniano per il negoziato sul nucleare Jalili, di fissare al più presto un incontro per discutere di alcune “premesse positive” per l’evoluzione delle trattative. In questo contesto è giunta la notizia dell’intervista di Velayati. Il commento del veterano della politica iraniana è parso a tutti come un chiaro riferimento al presidente ultra-conservatore Ahmadinejad, che negli ultimi anni non si è mai risparmiato quanto ad attacchi violenti e infamanti contro la comunità internazionale e risposte tutt’altro che diplomatiche ai negoziatori europei. Velayati, che da anni porta avanti una linea di sottile ma chiara opposizione al presidente, attraverso l’uso di toni più moderati e apparentemente favorevoli alle trattative, ha proseguito spiegando che il governo iraniano dovrebbe essere più cauto nelle sue esternazioni per evitare che i 5+1 fraintendano l’eccessiva sicurezza e l’arroganza di Teheran ai danni della stessa Repubblica Islamica. All’intervista ha fatto seguito il 2 luglio una dichiarazione dello stesso Velayati pubblicata sul quotidiano francese Liberation in cui l’ex Ministro degli Esteri ribadisce come il potere ultimo sulle questioni strategiche più rilevanti spetti, in base alla Costituzione, alla Guida Suprema, prima e più importante carica della complessa architettura istituzionale iraniana e quindi ad Ali Khamenei, erede di Khomeini. L’inequivocabile messaggio di quest’ultima dichiarazione, unito con il chiaro screditamento nei confronti di Ahmadinejad nell’intervista al quotidiano iraniano, costituiscono un segnale senza dubbio interessante rispetto non solo agli sviluppi dei negoziati sul nucleare, ma soprattutto rispetto alle dinamiche politiche interne ai circoli di potere iraniano. È difficile, infatti, non leggervi un avvertimento da parte della Guida Suprema nei confronti del presidente Ahmadinejad rispetto ai modi con cui ha condotto e sta conducendo il contorto gioco diplomatico sul nucleare nonché i rapporti con l’Europa. Non bisogna inoltre dimenticare che tra meno di un anno si svolgeranno le elezioni presidenziali iraniane, e, seppure appaia ancora pressoché impossibile azzardare previsioni sulla scelta di Khamenei, molti parlano della possibilità che la Guida Suprema “abbandoni” Ahmadinejad e la sua retorica oltranzista per qualche personaggio, sempre dall’assicurata fede conservatrice, ma in grado di abbassare i toni della contrapposizione con l’Occidente, come l’ex negoziatore per il nucleare Ali Larijani. È sicuramente troppo presto leggere in questi sviluppi le speranze per un esito positivo degli imminenti colloqui tra Solana e Jalili, ma è anche noto che la politica iraniana predilige i segnali ambigui, indiretti, i tatticismi e le attese calcolate ai messaggi espliciti. Ora non rimane che, con i tempi iraniani, attendere e verificare l’impatto delle dichiarazioni di Velayati, rimanendo pronti a scorgere, come sempre, piccoli segni nel grande gioco degli specchi della politica iraniana. Claudia Castiglioni 8/7/2008
|
![]() |
|
Nessun commento attualmente inserito