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Economia
Foto La finanza Islamica: il bond cambia religione?

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La finanza Islamica: il bond cambia religione?

Un nuovo paradigma di finanza si sta diffondendo a livello mondiale

Milano, 24 giu. - La finanza Islamica nasce come un’industria di nicchia verso la fine degli anni ’70 in alcuni paesi Arabi. Sin da subito si differenzia dalla finanza convenzionale per la sua manifesta conformità ai principi della legge Islamica, la Sharia. La sua crescita da allora è stata ininterrotta, sia per quanto riguarda il numero dei paesi nei quali opera che per le aree della finanza nei quali si è avventurata.

Oggi l’industria finanziaria Islamica è valutata intorno agli $800 bilioni in termini di ricchezza investita e sta crescendo con un tasso annuale tra il 10 e il 15 per cento. Solo nel 2000 la stessa era valutata “soltanto” $150 bilioni.

La finanza Islamica mira a replicare i mercati finanziari convenzionali senza però contravvenire ai principi della Sharia. Secondo la legge Islamica, infatti, l’usura (ovvero il pagare o ricevere interessi per un prestito in denaro) è proibita, così come lo sono gli investimenti in quelle industrie i cui prodotti sono considerati contrari ai principi dell’Islam come il tabacco, l’alcol, la pornografia e il gioco d’azzardo.

Le principali banche che oggi sono in grado di offrire simili prodotti sono basate nel Medio Oriente e in Malaysia. Londra tuttavia sta emergendo come nuovo centro per la finanza Islamica in occidente. Molte banche occidentali hanno cominciato a sviluppare le cosiddette “Islamic windows”, una serie di prodotti finanziari appositamente creati per gli investitori Mussulmani. Addirittura si rumoreggia che lo stesso governo inglese stia pensando per il futuro di far ricorso alla finanza islamica per emettere bond conformi ai principi della Sharia.

Anche se solo una frazione del mondo islamico usa questo tipo di finanza molti vedono un grande potenziale in termini di crescita futura e stanno investendo sempre di più in questo settore.

In un’intervista al Financial Times l’economista Neill D. Miller elenca i motivi grazie ai quali secondo lui questo settore continuerà a crescere nei prossimi anni. Anzitutto vi è la crescita del prezzo del petrolio che ha aumentato i fondi a disposizione degli investitori islamici. Questo fatto ha aumentato a dismisura il peso nell’economia mondiale di alcuni fondi sovrani Islamici, la cui potenza di fuoco - in termini di denaro a disposizione - ha raggiunto livelli assolutamente sbalorditivi Dal punto di vista degli investitori occidentali inoltre la resilienza dimostrata dalle istituzioni finanziarie arabe alla crisi del credito americana potrebbe essere un buon motivo per decidere comprare prodotti finanziari Islamici. In ultimo, ma certamente non meno importante, Miller vede nei paesi Islamici un desiderio sociale e politico di creare un sistema finanziario in grado di sostituirsi al sistema occidentale.
Questo ultimo elemento è quello che potrebbe contare maggiormente nel futuro. Il Kuwait è il quinto paese al mondo per esportazioni di petrolio. Recentemente un gruppo di investitori del Kuwait ha acquisito la Aston Martin (lo storico marchio dei poderosi veicoli di James Bond). L’intera operazione è stata svolta facendo ricorso ai metodi della finanza Islamica. Questo è ovviamente soltanto un esempio di quanto sta succedendo.

Più di mille anni fa gli Arabi tramite le loro conquiste avevano rivoluzionato le scienze e la cultura europea: che sia arrivato il momento per loro di rivoluzionare anche l’economia?

Niccolò Ragnoli
redazione@collegiodimilano.it
24/6/2008








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