|
la Voce d'Italia - nuova edizione anno V n.40 del 2/9/2010 |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Cronaca
Il diritto canonico impedisce le nozze Paraplegico, la curia non consente le nozze:'Impotenza copulativa'La curia di Viterbo: "Una decisione condivisa"Roma, 8 giu.- Dopo un grave incidente automobilistico, un ragazzo romano è diventato paraplegico e per questa ragione anche impotente. Questa mattina il ragazzo ha sposato la sua fidanzata con rito civile in un'ospedale romano anche se aveva chiesto il rito religioso.
Il Vescovo di Viterbo, infatti, ha negato il consenso alle nozze poichè il giovane, dopo il grave incidente, non avrebbe più potuto avere figli. In una nota resa pubblica oggi dalla curia di Viterbo sottolinea che "I termini della questione non sono quelli raccontati: a chi di dovere sono state offerte tutte le motivazioni di una realtà che non dipende nè da discrezionalità nè dall'intenzionalità dei soggetti". Insomma, un divieto che arriva dal diritto caninico e non da una scelta soggettiva. Il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, si è detto dispiaciuto di come la vicenda è stata trattata e strumentalizzata senza motivo, dato che la decisione è stata condivisa dai due sposi. 8/6/2008 Quinta edizione del Master in comunicazione e giornalismo multimediale. Clicca qui per saperne di più. |
![]() |
|
1.Comunicato della FAIP (Federazione Associazioni Italiane Para-tetraplegici
Mi sembra giusto dare voce anche alla FAIP, che rappresenta tutte le persone paraplegiche e tetraplegiche italiane, di cui moltissime sono regolarmente sposate in Chiesa!!! Un Matrimonio Negato: Lascia sbalorditi la grave discriminazione subita da due venticinquenni promessi sposi viterbesi, denunciata da Arnaldo Sassi sulle pagine de Il Messaggero di sabato scorso, ed a riguardo del quale riportiamo qui a seguire un commento alla vicenda di Raffaele Goretti, presidente della Faip. Il vescovo di Viterbo, Lorenzo Chiarinelli, ha infatti negato alla coppia la celebrazione del matrimonio religioso in quanto per l’aspirante marito, che pochi mesi prima della data prescelta per la cerimonia aveva riportato una lesione midollare a seguito di un grave incidente stradale, non era certa la possibilità di procreare. Il tutto senza tenere alcun colloquio con i giovani, cui – ulteriore discriminazione – era stato chiesto dal proprio parroco di redarre “una dichiarazione di consapevolezza dei rischi e delle difficoltà future cui sarebbero andati incontro”, fatta poi recapitare al vescovo Chiarinelli. Quanto accaduto a Viterbo, dove ad una persona con lesione al midollo spinale è stato impedito di potersi sposare in chiesa da parte del Vescovo di quella città, ripropone in tutta la sua drammaticità il ritardo culturale ancora esistente rispetto al matrimonio delle persone con disabilità. Si ignora di fatto l’aspirazione di questa persona a poter vivere serenamente il rapporto con il partner, anteponendo il mero fatto della possibilità di poter compiere (?) un rapporto sessuale completo, con il preciso scopo di “procreare” mantenendo la conservazione della specie, ignorando anche e soprattutto il pieno e maturo rapporto tra due persone. Peraltro questa convinzione che le persone con disabilità non possano “procreare” è assolutamente falsa e frutto dell’ignoranza, basti pensare alle tante coppie di persone con disabilità che hanno avuto bambini e di tante altre che ne hanno adottati dopo il matrimonio. Siamo di fatto davanti ad una vera e propria negazione dei diritti umani dove per diritto umano si intende il poter coronare il proprio “sogno d’amore” di poter vivere con la persona scelta la propria vita nel rispetto anche delle proprie convinzioni religiose. Un comportamento, quello del vescovo di Viterbo, veramente inspiegabile che di colpo fa tornare indietro la chiesa di qualche decennio, una posizione che nel 1993 in occasione di un seminario internazionale a Roma sulla condizione delle persone con disabilità, portò un alto Prelato a dire che “le persone con disabilità non possono avere una vita matrimoniale normale in quanto non capaci di procreare” (?). Questa posizione, che suscitò un coro di proteste anche da parte di personaggi illustri presenti alla conferenza, venne di fatto corretta direttamente da Papa Giovanni Paolo II, il quale si scusò con tutte le persone con disabilità, correggendo gli atti della conferenza. Il comportamento del Vescovo di Viterbo, dimostra quanto ancora sia grande il retaggio culturale che alcuni settori della chiesa hanno verso le persone con disabilità. L’illustre Eminenza ci vorrebbe far credere che per poter avere una vita matrimoniale soddisfacente e piena, si debba poter disporre di un bagaglio sessuale adatto alla riproduzione della specie, tutto il resto diventa opinabile in quanto non rispondente alle indicazioni divine (?). Ci permettiamo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle gerarchie ecclesiastiche al fatto che per poter vivere pienamente la propria vita anche e soprattutto nel matrimonio, servono amore, comprensione, stima e rispetto che due persone che decidono di vivere insieme scelgono liberamente di mettere a disposizione uno dell’altro e che non servano queste inutili barricate ideologiche da inquisizione, utili, queste si, a compromettere qualsiasi rapporto di coppia. Vogliamo auspicare che la divina provvidenza illumini le menti di queste persone affinché possano capire quanto grande e da rispettare sia la scelta di due persone che decidono liberamente di condividere le proprie vite, indipendentemente dall’efficacia (?) dei rispettivi “bagagli riproduttivi”. Raffaele Goretti, presidente della Faip
(da LS - 6/11/2008)
2.ignoranza e mancanza di carità
Bisognerebbe parlare di cose che si conoscono. Io sono un medico riabilitatore e quialcosa penso di saperne; evidentemente il vescovo di Viterbo non ne sa nulla (santa ignoranza) o è mal consigliato!Ma lo sapete o no che il 70% dei paraplegici può comunque avere un'erezione, riflessa o con l'aiuto di farmaci o altri ausili, e che quindi può copulare (fine unitivo del matrimonio)? Ma lo sapete che i paraplegici possono fare figli (fine procreativo del matrimonio)? E poi che fine ha fatto la carità cristiana? Non ci si sposa solo per accoppiarsi e fare figli (che comunque si possono adottare), ma per condividere un progetto di vita e di amore!!! Il Vescovo ammetta il suo errore (errare è umano ma perseverare è diabolico) e lasci che questi benedetti ragazzi si sposino in Chiesa, se questo è il loro desiderio!
(da LS - 6/11/2008)
3.la legge è legge? Di chi?
@Francesco, prima di tutto, prima di scriver di regole (quali?), conosci il diritto Canonico? Sai cosa dice al Canone 1055? Sai cosa dice la legge 40 ammesso e non concesso che quei giovani debbano ricorrervi?E, soprattutto, conosci l'italiano "Provassero un mese di vita..." anziché "Provino un mese di vita...". No, con buona evidenza parli pur con una discreta dose di mancanza di conoscenze, anche grammaticali
(da Fabrizio - 6/9/2008)
Guarda tutti i commenti